Rassegna storica del Risorgimento

1798-1805 ; AUSTRIA ; VENETO ; CENSURA ; CHIESA
anno <1957>   pagina <651>
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Aspetti della politica ecclesiastica austrìaca (1798-1805) 651
eote infatti faceva presente ohe il Tamburini considerava la religione della curia romana non del tutto conforme a quella di Gesù Cristo e che non ac­cordava alla Chiesa una sua legislazione per cui il Capo , i Vescovi , 1 Preti , non avrebbero avuta se non una direzione nel puro senso spiri­tuale e nessuna autorità coattiva. Il giudizio parimenti negativo del Governo invece derivava da preoccupazioni di altra natura: l'opera del Tamburini infatti fu ritenuta inammissibile negli stati austriaci non tanto perchè contenesse sentenze contrarie alla Religione ed ai buoni costumi , quanto perchè appoggiava esplicitamente i moderni principi di libertà, di eguaglian­za ed i diritti dell'uomo, che in complesso formano l'elogio della Demo­crazia . *)
Del giansenismo si condannavano cosi quelle istanze soltanto che dal piano di una riforma religiosa della chiesa cattolica erano giunte sino a dar frutti sul terreno politico ed a congiungersi od a trovare, almeno, un pun­to di contatto con le nuove massime di Francia. Ma né la lunga battaglia anticuriale che gli uomini di Pavia ed i loro amici avevano combattuto, né tutta la politica giurusdizionalistica che essi avevano avallato, soggiacevano poi a quella medesima condanna: l'alleanza del trono con l'altare doveva essere mantenuta come diga e presidio contro ogni possibile sconvolgimento, ma segnare la via entro la quale il clero dovesse operare, questo doveva ri­manere sempre compito del principe.
Interessante è però osservare come talune posizioni dottrinali, che un tempo la censura autriaca cone quella della Repubblica aristocratica non avrebbe esitato ad autorizzare, siano ora vietate. Cosi, ad esempio, nel 1802 il censore abate Giorgi proibiva la stampa di un Discorso preliminare ad alcune Memorie sulle chiese di Padova, relativo alla gerarchia ecclesiastica fondando la sua decisione su motivi non soltanto religiosi ma anche politici e ne riceveva il pieno consenso ed il plauso del Governo. 2)
Ferma ed inflessibile, invece, la difesa di quanto il Governo imperiale aveva operato nel campo della politica ecclesiastica. Quando l'abate Cristo­foro Tentoni, che andava in quegli anni prodigando zelo e fatica nell'accu-mular prove di colpevolezza contro i fautori della rivoluzione, presentava per VImprimatur le Riflessioni filosofiche sulla destruzione ed abolizione delle
1) Edizione 1797, Pavia. Già da tempo la critica Btorica (LUIGI BULFEBETTI, La Re­staurazione, in Quaderni di storia del Risorgimento, Milano, 1951, p. 136) ha necessità di cono­scere, fra l'altro, quale nesso ci sia tra il vecchio giurisdùrionah'smo annidato a Pavia e quel­lo, nella restaurazione sempre forte, del Tamburini... . Ora l'interpretazione democratica in [senso rivoluzionario che il Governo Generale austriaco fini col dare al pensiero giurisdi-sdottalistico del Tamburini, all'inizio del secolo scorso, non è sufficiente a dimostrare un so­stanziale mutamento di rotta della tradizionale politica ecclesiastica viennese. Se poi od essa fece seguito un nuovo spirito equivocamente preconcordatario, lo si deve attribuire a ra­gioni puramente estrinseche che incominciarono a prender forma subito dopo la rivoluzione francese. Cd il fatto che le idei religiose del Tamburini non subirono una vera e propria scon­fessione da parte del Governo Generale , potrebbe far ritenere che all'inizio del 1800 l'Au­stria non sarebbe stata del tutto aliena dal secondare nètte province venete una gianseni­stica riforma delle gerarchie ecclesiastiche. Ma il giansenismo appariva ormai ai gabinetti viennesi come un male determinato dallo svolgersi delle nuove idee etiche e sociali: un mala politico dunque. Tuttavia qualche traccia di filogiansenismo austriaco all'inizio del secolo scorso non dovrebbe mancare del tatto.
2) A.S.V.: G, G. 1801, 22 maggio III, 61.