Rassegna storica del Risorgimento
1798-1805 ; AUSTRIA ; VENETO ; CENSURA ; CHIESA
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1957
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pagina
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652
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652 Letterio Briguglio
Case e Comunità religiose, raccolse un netto diniego. *) Por non contenendo questo opuscolo nulla che fosse contrario alla e Santa Fede Cattolica, ai Principi ed ai buoni costumi , nondimeno il Governo vi riscontrò una decisa apologia del Monachismo e quindi di principi che avrebbero messo in contingenza la potestà civile in concorso dell'Ecclesiastica negli argomenti di mera e preta [sic] disciplina . Ma l'ammissione di questo scritto fu soprattutto negata in considerazione di una circostanza che il Governo rese esplicita in questi termini: eolle abolizioni di conventi ed altre riforme ecclesiastiche successe sotto l'epoca di Giuseppe II, si è verificato ciò appunto che 1*Autore ha impugnato essere incompetente ai sovrani, e nel momento di una imminente organizzazione in questi Stati ove forse potrebbe rendersi necessaria qualche analoga misura . 2)
Ma non era soltanto su questo terreno di diretto contatto con la discussione sul giurisdizionalismo austriaco, e con la contesa tra giansenisti ed ex gesuiti, che si esauriva l'opera della censura imperiale a Venezia nel campo della politica ecclesiastica. Dove si trattasse di mantenere nei sudditi Por-dine e la subordinazione , e quindi una vigile disciplina in tutte le materie morali , l'accordo tra Vienna e Roma non avrebbe conosciuto ìneri-r nature né dubbi. E valga, anche qui, un esempio, che può essere utilmente fornito dal dibattito spesso accesosi tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX sul concetto di matrimonio e sul divorzio.
Già fin dal 1788 il Consiglio dei Dieci aveva avvertito tale disordine ed aveva provveduto con legge acche le mogli notoriamente infedeli trovassero motivo di buona ispirazione in appositi monasteri.s) Non diversamente si comportò poi Francesco II che, con decreto 23 luglio 1798, ripose in essere quelle leggi del Consiglio veneto, nell'illusione di poter risolvere con norme giuridiche un problema sociale e morale. Sarà ora comprensibile quale potesse essere Patteggiamento della censura nei riguardi di quelle opere che, trattando del matrimonio, non si fossero uniformate alla concezione tradi-
1) Quel Discorso infatti sarebbe stato, secondo il censore, pieno d'inesattezze e di errori in punti dogmatici, inserendosi con esso una eguaglianza nei membri della Gerarchia e ponendosi allo stesso livello di Giurisdizione i Vescovi col Papa ed i Preti coi Vescovi . H medesimo censore inoltre proponeva l'esclusione dello stesso Discorso anche in aspetto politico , perchè fomite di uno spirito d'indipendenza nel clero inferiore e quindi motivo-di lagnanze da parte dei primi Pastori .
2) jgfcllfS G.. G..; 1802, 31 gennaio IH, 37.
A!,S.F.: G. G;3 giugno 1801 III, 64. Attraverso la censura poi il governo austriaco non si astenne dal salvaguardare i sacri diritti del Sovrano anche di fronte all'autorità pontificia come dimostra il seguente rapporto: Erasi impresso in questa città un ritratto del nuovo Cardinale Flangini con a piedi una iscrizione che comprometteva i Sovrani diritti di S. Maestà... Nella summenzionata iscrizione la nomina del cardinale a Patriarca si riteneva come procedente dalla sola autorità Pontificia e che non era fatto cenno veruno di quella del Sovrano Territoriale, da cai direttamente procedeva, e che inoltre si dichiarava come Pontefice Maggiore della Dalmazia, quantunque il dispaccio Cesareo non faccia alcuna, menzione della Primazia Dalmata . Il regio Consigliere diede subito la seguente disposizionet levare dalle Case dell'incisore e venditore tutti gli esemplari del ritratto Flangini . A. S. V.t 1802, 26 gennaio XII, 46.
3) La corruzione del pubblico costume (ce il numero dei divorai cresceva smisuratamente ) sarebbe stato, secondo il Soranzo, una delle ragioni interne per cui la politica ecclesiastica della repubblica veneta non superò in risolutezza quella di Giuseppe IL Qp. ciu p. 7.