Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; VENEZIA ; REBIZZO LAZZARO
anno
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1957
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pagina
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663
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LA MISSIONE REBIZZO A VENEZIA NEL 1848
Le notizie sui moti veneziani del marzo arrivano molto tardi a Torino, sicché quando Carlo Alberto, cedendo alle pressioni popolari ed alle richieste milanesi, decide l'intervento, così lui, come il suo Governo, erano completamente all'oscuro dell'atteggiamento dei Veneti di fronte agli avvenimenti di Vienna.
Poiché però il passaggio del Ticino non potevasi intendere come semplice intervento in Lombardia, ma costituiva evidentemente un'invasione del territorio austriaco costituente il Regno Lombardo-Veneto, è facilmente comprensibile come il conte Federico Sclopis, ministro sardo della giustizia, nello stendere all'improvviso, nella notte del 23 marzo, il proclama,*) che Carlo Alberto intendeva rivolgere alle popolazioni al cui soccorso assieme al suo esercito si avviava, facesse parlare il re non soltanto ai Lombardi ma anche ai Veneti. 2)
Con grande ansia si attendevano perciò nel Piemonte notizie da Venezia, mentre ne arrivavano voci molto preoccupanti: si diceva invero che i Veneti, paghi della costituzione promessa da Ferdinando I, festeggiassero il Viceré,3) i giornali parlavano delle feste veneziane per le concessioni austriache, non senza mettere in rilievo che queste in Milano produssero ben altro effetto ; si aggiungeva sì che la gioventù e la marina disapprovavano , ma disorientava la notizia che la Guardia cittadina veniva armata ed elogiata dalla autorità austriaca. 4)
È comprensibile quindi il senso di sollievo che produsse negli ambienti governativi torinesi la notizia indubbia della rinunzia del Governo austriaco
1) La minata del proclama si trova al Musco del Risorgimento di Torino (Catalogo-Guida-del Museo, Torino, 1911, p. 85, n. 583). Cfr. BONFADINI, Messo secolo di patriottismo, Milano. 1866, p. 296.
2) L'affermazione che le nostre armi già si concentravano sulla vostra frontiera e l'assicurazione che le truppe piemontesi porteranno il tricolore entrando sul territorio della Lombardia e della Venezia dimostrano il chiaro significato del binomio usato allo scopo di evitare l'espressione di LombardoVeneto di sapore eccessivamente austriaco.
3) Così scrive da Torino il 27 marzo Uarione Petàtti di Roreto, che ancora il 28 aggiunge: Le pzovìncie Venete per ora si adattano alla costituzione promessa, e onesto è il più brutto, del Risorgimento Italiano (A. CODIGNOIA, Dagli albori della Libertà al Proclama di Monealieri, Torino, 1931, pp. 446 e 449). L'ansia per l'oscura situazione nelle Venezie spiega l'invito rivolto dal conte di Castagnette, il 28, da Voghera, a Gabrio Casati perchè cerchi d'influire sul Veneto, mettendogli, all'uopo, a disposizione i mezzi necessari (V. FEHBÀI, Carteggio Casatìr-CastagneUo, Milano, 1909, p. 21): si tratta evidentemente di provocarvi moti antiaustrinei e non simpatie per il Piemonte.
4) La Gazzetta Piemontese del 26 marzo da, sulla base della Gazzetta di Venezia dei giorni 19, 20 e 21 marzo, ampie notizie sulla esultanza dei Veneziani, Io stesso fa la Gazzetta di Genova del 28 e 29 marzo, e così quasi tutti gli altri giornali. Sono note del resto le manifestazioni di plauso dei primi giorni; sicché la Concordia del 26 marzo si chiede con angoscia se sarà vero che il Leone di San Marco siasi svegliato un istante per ripiombar tosto nel prisco e vergognoso oblio, per dimenticare come devonsì accogliere i doni e le concessioni dei Tedeschi . II governatore Palffy inneggia al Teatro della Fenice,fra le acclamazioni del pubblico, a Venezia e alla Guardia Civica. (Ri, GESSI, La capitolazione di Venezia del 22 marzo 1848, in Nuovo Archivio Veneto, 1948, p. 11), ancora il 21 marzo il governatore Palffy si felicita coi comandanti della Guardia Civica (A. DE U. FOBGB, Eistoite de la Rèpublique sous Manin, Paris, s. a., voi. 1, pp. 344-345).