Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; VENEZIA ; REBIZZO LAZZARO
anno <1957>   pagina <668>
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668 Attilio Depoli
Carlo Alberto che non gli manifesta propositi diversi da quelli del Governo: ' > le sne preoccupazioni non derivano da un'ostilità ideologica* che per lui si tratta della resurrezione di una repubblica aristocratica, -) ma dalla convin­zione che mal garantita sarebbe l'indipendenza con una Repubblica .3) A Cremona il Rebizzo riesce anche ad ottenere che venga accolta la richiesta del gen. Zucchi per un contingente di artiglieri.4) Ritardato dalla mancanza di cavalli, arriva appena il 12 a Venezia: vi abiterà alla Locanda degli Spadari, da dove passerà in casa Fabris in Frezzaria e vi ospiterà spesso e largamente i molti suoi amici delle provincie venete. 5)
H Governo provvisorio, che non aveva mostrato di apprezzare in modo particolare né l'intervento di Carlo Alberto, né il gesto amichevole col quale il Piemonte lo aveva riconosciuto, non aveva pensato affatto a ricambiare l'annunziato invio del Rebizzo con la delega di propri rappresentanti 6) e soltanto il 6 aprile, cedendo alle insistenze dell'inviato del Governo provvi­sorio di Milano, Francesco Restelli,7) aveva deciso di mandare presso Carlo Alberto il conte Cittadella, per ringraziarlo non del riconoscimento ma del­l'intervento e delle parole rivolte ai popoli della Venezia; l'inviato doveva anche rappresentare il suo Governo negli accordi che si avessero a prendere , ma non aveva nessun incarico di invitare il re a far entrare le sue truppe nel territorio della Repubblica. 8)
1) Dispaccio ii. 2 del S aprile.
2) Lettera da Cremona del 3 aprile (G. GENTIEE, Lettere di Carlo Alberto a Ottavio Tliaon di Revel, Milano, 1931, p. 5); ed aggiunge: Je doute fort que ce soye l'epoque propice pour une telle forme d'administration . H Mazzini stesso sa di non poter contare il Manin fra i suoi se­guaci ed aspetta il 1 maggio 1848 per indirizzargli una lettera, il cui inizio è molto eloquente: Non so s'io vi sia noto : (G. GAMBABIN, Il Mazzini, il Tommaseo, il Manin e la difesa di Venezia, in Archivio veneto, V (1929), p. 304).
3) Lettera del conte di Castagnetta del 26 marzo (V. FERRARI, Carteggio cit., p. XXXIII.
4) Dispacci nn. 1 e 2 del 4 e 5 aprile. È questa la prima invocazione di soccorsi che giunge dal Veneto a Carlo Alberto, ma vi è estraneo il Governo della Repubblica; d'altro canto questi messi sono i primi a manifestare la volontà dei Veneti di seguire la sorte di Milano.
s) Punto 12 della sua Nota di spese in minuta autografa fra le Carte Rebizzo con­servate all'Istituto Mazziniano di Genova (fase. 3144).
6) A. MONTI, Un Italiano: Francesco Restelli, Milano, 1933, p. 254; rapporti del 6 e del 7 aprile.
7) Sulla missione del Restelli vedi il citato volume del Morra, nonché le pp. 93107 del volume R. MOSCA, Le relazioni del Governo di Lombardia con Governi d'Italia e d'Europa, Mi­lano, 1950. Fu detto che il Restelli aveva il mandato di preparare la fusione di Venezia al Pie­monte, ma nulla di meno esatto; il RcstcUi, come ci assicura anche il Rebizzo che s'intrattiene con lui il 2 aprile a Milano (vedi il Dispaccio n. 1 del 3 aprile), è un repubblicano. (Da vedere ENZO FLOBI, D'Azeglio, Manzoni e i repubblicani unitari, in Nuova Antologia, ottobre 1948.
8) Vedi nel volume La Repubblica Veneta nel 1848-49 Documenti diplomatici, Padova, 1849, voi. I a p. 21 la credenziale diretta al ministro Franzini e le istruzioni al Cittadella, am­bedue con la data dell'8 aprile. Da queste appare chiaro che il Governo veneto non solo non tende a invocare soccorsi, me che meno, da Carlo Alberto, ma pensa addirittura alla possibilità della resa del Radetzky; infatti il Cittadella è inviato al Quarrier Generale perchè intervenga alle combinazioni- contingibili che potranno concertarsi col comune nemico
p. 255); del resto le stesse illusioni avevano ispirato al Governo di Milano le istruzioni date il 31 marzo a Cesare Giuliai (Carteggio del Governo Provvisorio di Lombardia, Milano, 1955, p. 88) ed al Giulini (e non al Martha) indirizza appunto il suo invito il Governo veneto, perchè nelle convenzioni da farsi... i principii e gl'interessi abbiano a riguardarsi come comuni (La Repubblica cit., voi. t, p. 22). Non BÌ tratta dunque perla missione Cittadella, di comune azione sul piano militare, come? ritiene R. CESSI (nella prefazione ai documenti pubblicati nel vojl> jE ' de La Repubblica cit,, p. 7 ed in Carlo Alberta, Venosta e U problema detta fusione nel 1849, in