Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; VENEZIA ; REBIZZO LAZZARO
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1957
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669
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La missione Rubizzo a Venezia nel 184 669
Carlo Alberto chiede informazioni sulla Marma (in gran parte perduta) e sulle truppe (che non ci sono), parla di aiuti ai fratelli, non entra in nessuna questione politica l ma, evidentemente, si persuade sempre più che alla difesa d'Italia non giova la resurrezione della Repubblica veneta. I militari genovesi ed i rappresentanti lombardi parlavano invece al Cittadella del Regno dell'Alta Italia, qualcuno, di uno stato composto dai paesi lombardi e veneti: ma tutti sono ugualmente contrari all'isolamento del Veneto; il ministro Franzini arriva a prospettare la necessità di qualche compenso per i sacrifici dello Stato sardo. 2) Il Cittadella si rende conto della situazione militare e riconosce che il Re non può né deve azzardare imprudentemente le sorti dell'Italia . nulla quindi ha da eccepire sulla lentezza dell'azione, nulla fa per affrettarla, non chiede soccorsi e si persuade subito che sarebbe prematuro pensare ad accordi per il mantenimento delle truppe piemontesi.3) Informato però della lettera rivolta il 6 aprile al conte Enrico Martini per sollecitare una consultazione popolare in merito all'avvenire dei paesi liberati *) e visto che l'invito a regolarizzare la posizione dei Governi provvisori p *
Nuovo archivio veneto, 1954, p. 51) e tanto meno d'invocazione di soccorsi. Basti dire che il Cittadella, partito l'8, viaggiando con tutta calma, arriva a Volta Mantovana, sede del Quartiere Generale, appena il 14 aprile. È evidente che l'equivoco deriva dalla confusione fra la credenziale dell'8 aprile ed il messaggio del 9, (per il quale vedi la nota ' ) p. 8) nonché dall'errore di mettere sullo stesso piano le missioni del Cittadella e del Paleocapa che sono di epoca diversa e conscguentemente di contenuto differente.
1 ) Le relazioni del Cittadella, e dell'avvocato Benvenuti che lo accompagna, redatte a Volta Mantovana sono pubblicate nel volume I, della Repubblica ed., pp. 27 sgg.
-) Ibidem, p. 23 sgg. Da queste lettere sembra risultare chiara la differenza fra Io stato d'animo dei piemontesi e quello dei genovesi di fronte al problema dell'Alta Italia (da vedere la acuta analisi che ne fa il BAUDI DI VESME, op. cil., pp. XXXVIII sgg), ma sono specialmente i lombardi che si mostrano più ostili all'isolazionismo di Venezia.
11 Ministro Franzini, convinto che il suo esercito era entrato in guerra insufficientemente preparato contro un nemico di gran lunga più forte, si rammarica per lo scarso contributo offerto per le operazioni militari dalle popolazioni liberate; sicché il Re, considerato come alleato, era costretto ad addossarsi tutta l'impresa ed esprime il parere personale che sarebbe giusto dare al Piemonte un compenso a tanti suoi sacrifici; sarebbe però difficile vedere in questo compenso desiderato dal Franzini mia richiesta di aggregazione dell'intero Statuto veneto! Lo stesso Tommaseo quando ne parla a mente, pia o meno pacata, dirà: II Piemonte non tirava allora se non al possesso della sola Lombardia, e i Lombardi per farsi essi contro tiravano a più, e il re prima di comandare a quelli, serviva (Venezia eit., voi. II, p. 48).
3) Gli inviati cosi riferiscono il giorno 14: Quanto a ciò che riguarda più da vicino la nostra missione, noi l'abbiamo adempiuta nella parte che riguarda... le offerte del Governo di prestarsi a favore delle sue truppe . Delle questioni militari gli inviati non si occupano affatto e nulla riferiscono in merito.
*) Sono note (vedi BOTTOTI-AVETTA, op. cil., pp. 52-53, nota) le precedenti trattative intercorse, in merito alla lettera, col conte Casati ed il parere contrarlo del Consiglio dei Ministri piemontesi; sarà interessante rilevare che nel progetto approvato dal Ministro (vedilo all'Archivio di Stato di Torino, Sezione I, Carte politiche diverse, Cart. 26, fase. 153) erano state cassata te parole della Lombardia e della Venezia, nonché eliminato ogni accenno alla prevista sede in Milano. È da notare ohe nella lettera del Franzini il Governo di Venezia era considerato alla stregua dei Governi istituiti nei primi giorni della liberazione nelle altre citta, del Veneto: da varie partì infarti erano giunte al Quartier Generale le voci delle opposizioni e delle diffidenze delle provlhciè vènete contro il Governo Muniti, il cui potere effettivo non si estendeva in realtà fuori della metropoli e del suo circondario, mentre Padova e Vicenza minacciavano di abbandonare Venezia se persistesse nell'idea di repubblica (è strano che l'avvocato Benvenuti sembri apprenderlo dal suo compagno di legazione conte Cittadella proprio al (Quartiere Generale di Carlo Alberta: vedi il poscritto alla lettera da lui diretta al Manin il 14 aprilo in Lo Repubblica cft, voi. J, p. 26).