Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; VENEZIA ; REBIZZO LAZZARO
anno <1957>   pagina <670>
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670 Attilio Depoli
si riferisce anche ai suoi mandanti, abbandona il Quarticr Generale e lo fa così precipitosamente che non arriva a raggiungerlo il messaggio col quale il giorno 9 aprile il suo governo si era finalmente deciso a prospettare l'op­portunità di una mossa dell'esercito piemontese in difesa delle Provin­cie venete, verso le quali le milizie austriache... tenteranno... un qualche sforzo .l)
Prima che arrivassero a Venezia il Cittadella o i suoi dispacci, vi giun­se l'inviato sardo al quale, però, non era stato dato l'incarico di chiedere la convocazione dell'Assemblea, sicché, conseguentemente, non se ne occu­perà mai.
Il Rebizzo è persuaso che sia opportuno creare uno Stato che raggrup­pando Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto possa opporre un argine abbastanza forte così ad ogni pericolo di invasione austriaca, come ad ogni intervento o influenza francese, 2) ma si rende conto che sarebbe prematuro parlarne a Venezia, dove, secondo lui per l'arte fina dell'Austria... di tenere i Veneti allo scuro delle cose d'Italia... era molto se non stimavano [Carlo Alberto] cliente devoto dell'Austria e se non lo nominavano trepidando ; per conseguenza suo disegno doveva essere di svegliare simpatie che sareb­bero cresciute crescendo la gratitudine pei ricevuti benefici . Egli riconosce che la proclamazione della Repubblica, rimproverata come errore politico a Manin da non pochi, fu, come va dicendo con tutti egli stesso, legge che sta sopra ogni legge;... e che l'unico modo pel Dittatore di eccitare il Po­polo, modo che riuscì ottimo se si giudica dall'effetto, fu di gridare Viva S. Marco.
Arrivando a Venezia il Rebizzo trovò che, almeno in città, Vestasi del po­polo per la Repubblica era tale che era d'uopo a qualunque costo farla come coi sonnamboli cioè lasciarlo e poi lasciarlo sfogare per andare poi destandolo a poco a poco . Egli si attenne pertanto, specialmente nel primo periodo, alla lettera delle sue istruzioni, accontentandosi di destare simpatie per Carlo Alberto, esaltando la magnanimità del gesto col quale aveva messo a repen­taglio il suo Paese per l'indipendenza dell'Italia, scusando i ritardi dell'azione
1 ) II messaggio indirizzato dal Governo veneto a Carlo Alberto, ma inviato al Cittadella, dovuto alle notizie dello acontro di Montebello. Venezia finalmente si rende conto del peri­colo austriaco, ma teme gli attacchi che potrebbero esser mossi da Verona, non ancora quelli dell'armata austriaca che si raccoglie all'Isonzo: basta leggere la nota stessa che dice: Non al Friuli, ma alla linea tra Verona e Padova richiedesi più sollecito aiuto, senza però che sia di­menticato il Friuli. Non è esatto quindi affermare che la missióne Cittadella aveva avuto il compito di proporre a Carlo Alberto la tragica realtà della situazione delle pròvincic venete verso le quali si era spostato il teatro principale della guerra (Prefazione ai Documenti pub­blicati nel I voi. de La Repubblica): cadono quindi anche le illazioni sul fallimento della mis­sione. Comunque il messaggio del 9 aprile non arrivò a destinazione: Io dice esplicitamente il Governo veneto nella nota inviata al Franzini il 17 aprile (PLANAI, op. ni., I, pp. 215 sgg.). Questa si'trova in originale fra le Carte dell'Armata di Lombardia (Archivio Stato Torino, Sezioni riunite, Corrispondenze diverse confidenziali, marzo 21, fase n. 52) con la seguente annotazione a matita, senza data: non vuole provvedimento, essendosi provveduto dalle truppe Pontificie di Durando .
2) JI Rebizzo esprime le suo convinzioni gin nel 1 dispaccio del 3 aprile comunicando ohe a Milano tutti parlano di unione, ma ciascuno alla sua maniera e quand'io destramente ne parlai albi maniera migliore per l'Italia che ò la maniera nostra in generalo fui udito come se avessi parlato tedesco .