Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; VENEZIA ; REBIZZO LAZZARO
anno <1957>   pagina <671>
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La missione Rebizzo a Venezia nel 1848 671
militare ed illustrando accademicamente i vantaggi di un'unione quanto più stretta possibile.1)
Per Venezia, però, liberatasi senza lotta, il problema dei rapporti con lo Stato sardo non si era messo né il Governo aveva avuto cura di procurarsi degli alleati: nessuno in quei momenti dirà il Rebizzo aveva neppure pensato che vi fosse un Piemonte , d'altro canto il grido di "Viva S. Marco aveva automaticamente dato allo Stato veneto un contenuto apertamente municipale che spinge il suo Governo ad atteggiamenti federalistici in con­trasto con qualsiasi programma di unità od anche di fusioni parziali.2) La preoccupazione che il Piemonte possa avere intenzioni di assorbimento inette subito in posizione di difesa il Manin e parecchi ministri, mentre il Tommaseo, che non perdona a Carlo Alberto gli errori del passato, è pronto a dare a qual­siasi gesto piemontese l'interpretazione più sinistra. La sua ostilità è così nota 3) che lo stesso Rebizzo si era preoccupato di ricorrere agli antichi rap­porti di amicizia con la principessa Belgioioso per esserne a lui raccoman­dato. *)
Il Rebizzo, arrivato a Venezia il 12, si trova subito nel pieno fervore dell'agitazione provocata dal passo ufficiale del Restelli, che ha dal suo go­verno l'incarico di adoperarsi delicatamente presso quello veneto, perchè voglia convocare l'Assemblea ed adottare il principio che le decisioni circa la sorte futura delle provincie lombardovenete vengano prese in un'unica assemblea; l'invito provoca il più vivo risentimento nel Manin: infatti da un Iato esso mette in discussione la legalità del suo Governo, dal­l'altro mette in forse l'esistenza della Repubblica,s) ma al Rebizzo nes­suno parla della convocazione dell'assemblea come nessuno gli chiede interventi militari.
') Le citazioni sono tolte da una memoria che il Rebizzo preparava col titolo Osserva­zioni sulla fusione di Venezia cogli stati Sardì (Istituto Mazziniano di Genova, Carte Re­bizzo: fase. 3128).
2) R. CESSI, Carlo Alberto, Vanesio cit., p. 48.
3) Di questa ostilità traboccavano le lettere al Capponi, al Dolfìn, al Castellani ecc., per le quali si rimanda alle note raccolte. Un po' più equanime il giudizio nelle memorie.
4) La Belgioioso così scriveva al Tommaseo, ma appena il 15 aprile: Rebizzo mandato da Carlo Alberto in Venezia voleva da me alcune commendatizie, e gli promisi che scrivendo a voi ve lo avrei raccomandato (A. MALVEZZI, Cristina di Belgioioso, Milano, 1936-37, voi. TTI, p. 136). Alla lettera della Belgioioso conservata nella Biblioteca nazionale di Firenze (Cas­setta 54, fase. 20) il caustico Dalmata ha aggiunto: aprile '48. Il Rebizzo, genovese zoppo, buon nomo, venuto a preparare a Venezia le vie a Carlo Alberto, si ingegnava di fare il me­stiere, ma, come leale ch'egli cni.lo faceva d'assai malagrazia. Il suo forte era ficcarsi da pcrtutto, e mostrare nella sua persona un saggio, per vero non malto piacevole, della merce sarda . (Cfr. Tommaseo* Venezia cit., voi. n, pp. 38-39, nonché appendice V, p. 392).
5) Proposte di una consultazione popolare nella Venezia erano state presentate imme­diatamente, cosi dalle Provincie, tutte ostili alla supremazia della Dominante ed al Governo che la rappresenta e pio. favorevoli all'unione colla. Lombardia, come dai, non molti, repub­blicani nnitari. Non diverso il punto di vista dei Veneziani ohe facevano capo ull'Avcsani (vedi il suo memoriale in merito alla illegalità del Governo Manin nello studio del CESSI, Como nacque la Repubblica di Venezia net 1848, in Nuovo archivio veneto, 1948, pp. 1618). La Gazsetta di Venezia, che diventerà presto il giornale ufficiale, fin dal 28 marzo riconosce apertamente che questo Governo non è legittimo, poiché la legittimità dei Governi non da altro deriva che dal mandato dei popoli regolarmente convocato ; ma di consultazioni popolari non vuol sentir parlare. II31 marzo il Governo nel decreto che creava la Consulta riconosceva lo urgenza della convocazione della assemblea costituente ma proclamava l'opportunità di rinviarla per