Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LIBERALI
anno <1918>   pagina <512>
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E. Passamonfi
. Come nei giorni elio avevano precedutola dichiarazione di guerra, così in quelli che seguirono l'inizio delle ostilità, il Capponi si fece anima e duce della politica di conciliazione in Toscana e fuori di Toscana, specialmente per quello che concerneva il Piemonte. Dolente che il trascorrer del tempo, invece di sanare le diffidenze, acuisse in Lombardia e nel Veneto l'opposizione al Redi Sardegna e verso di questo non si avesse nelle altre regioni d'Italia la fiducia che egli meritava e che richiedeva la natura dei tempi, il marchese Gino si adoperò attivamente presso uno dei più ardenti oppositori di Carlo Alberto, il Tommaseo, fiducioso che la vecchia e provata amicizia avesse fatto aprire gli occhi all'illustre dalmata, persuadendolo di sacrificare al bene comune d'Italia le proprie dottrine politiche. Al Gapponi in questo intento si uni il Vieusseux.1 Così il nostro editore il 25 aprile 1848 osservava al Tommaseo: Ditemi di grazia ehi altri che Carlo Alberto vorreste voi scegliere in presenza dei pericoli che minacciano? Al di fuori e al di dentro i Tedeschi e quel che è peggio al di dentro il municipa­lismo e le gelosie di campanile che finirebbero per .frazionarci in al­trettanti comuni del medio evo, se una mano forte non ne imponesse . il Capponi a sua volta, con fine arguzia: Ora poi credo sia da fare un pastone come viene, per non essere inghiottiti a bricioli , scrì­veva il 5 aprile 1848 all'amico dalmata: e questo solo intendeva; e se mansueto come io sono fino all'imbecillità a voi ho bisogno di dire le cose come stanno, in modo da farvi andare in collera, gli è perchè vi voglio bene. a Ed usando di un argomento a doppio taglio, per lui che era neo-guelfo fino al midollo delle ossa, il Capponi richia­mava l'attenzione del Tommaseo sulla condotta vacillante dei Pontefice che avrebbe dovuto essere il più entusiasta assertore della nostra guerra, facendo cosi risaltare l'opera dei Re di Sardegna, che aveva posto in giuoco nell'impresa lombarda la sua slessa corona. Pensiamo al povero Pio IX , scriveva il marchese Gino al Tommaseo, se manda le sue truppe tutte insieme nei vostri paesi, vuole Btare sulla difensiva per vano scrupolo di casistica o ipocrisia di prete, non serve alla guerra, non all'Italia,8
Ed era difficile l'opera del Capponi, non solo per vincere l'osta­colo massimo del Tommaseo in sé e per se, quanto per fere in modo che quest'illustre pensatore non sospettasse giammai di essere vio-
i CAPPONI e TOMMASEO,, Carteggio inedito per cura di ISIDORO DEL IiUirc*o e P. PRUSAS. Bologna, ZanicMi, 1914, -voi. H, pag. 40.
8 OAPPOSTC e "TOMMASEO, Carteggiai op. eli, H, pag. 640, voi. IL CAPPONI e TOMMASEO, Carteggio inedita, op. oit n, 644.