Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; VENEZIA ; REBIZZO LAZZARO
anno <1957>   pagina <676>
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676 Attilio Depoli
vedendo a Treviso, Castelfranco e Padova i buoni nostri amici dell'Italia che si dan moto e nulla omettono per vederla presto forte ed unita... Dalle Pro­vincie, i Comitati mandarono a Venezia deputati, prima di mandarne altrove, dichiarando che si staccherebbero da Venezia se veniva ritardata la unione del Veneto col Lombardo . Il Rebizzo, sempre in moto, corre a vedere il Della Mormora sul Piave ed a sollecitare Durando a Padova, nonché a pero­rare (non come inviato) presso i potenti suoi amici , dà informazioni sui movimenti degli Austriaci e chiede istruzioni per organizzare alloggiamenti e rifornimenti per le truppe di Napoli, che essendosi mosse ad istanza del Governo sardo egli considera a propria disposizione, per dirigerle, al loro arrivo qui, ove i bisogni saranno maggiori .J)
li 4 maggio si reca a Padova a supplicare ancora il Ferrari a mandare subito una porzione dei suoi a sostenere Della Marmora: si sperava, ma tutto fu vano . Di tutto informa il Pareto e chiede istruzioni, ma non sembra che il Governo faccia gran conto dei suoi servizi: salvo una lettera privata del 1 aprile ed una comunicazione ufficiale del 22, durante tutta la sua missione, non ha alcun dispaccio da Torino. Nel frattempo il nemico avanza: occupata Belluno, il Rebizzo, preoccupato per l'evidente scarsa intelligenza fra Durando e Ferrari, manda Carlo Pareto al Quartier Generale, insistendo perchè venga inviato un generale piemontese a dirigere le mosse di questi e degli altri che vanno a giungere ed un buon commissario di guerra venga ad occuparsi delle necessità di tutti i corpi, perchè, dice, le scarpe sono il malo genio di questa spedizione e Ferrari aspetta per muoversi 7/m. foderi di bajo-nette, opportunissimi quando si è certi di avere da un'ora all'altra di fronte il nemico .2)
Mancando i dispacci seguenti, abbiamo un'interruzione nelle relazioni del Rebizzo dal 6 al 15 maggio: nel frattempo la situazione militare è nettamente peggiorata ed il conte Martinengo viene finalmente inviato come rappresen­tante permanente al Campo; il giorno 12 maggio si era deciso di unire la sorte del Veneto a quella della Lombardia, qualunque questa fosse; non conosciamo l'attività svolta dal Rebizzo perchè si arrivasse a questo voto, che, anche secondo il suo giudizio, segna la fine dell'isolazionismo fino allora proclamato dal Governo provvisorio: ammessa l'unicità dell'Assemblea lombardo-ve­neta non aveva più senso parlare di Repubblica. D'altro canto il Rebizzo, che fa un'interessante anatisi delle cause che ne dovevano accelerare la fine, osserva che a poco a poco i Veneziani si andavano destando dai loro sogni d'oro di S. Marco... Conveniva sollecitare, senza correre a precipizio, conve­niva soprattutto che Milano prendesse la mossa perchè la intenzione di agire a Venezia in armonia con Milano fu subito nota per tntto..., tutto esigeva tempo e discussioni per calmare persuadere soggiogare il partito della opposizione... o perchè quel partito naturalmente stancato si raffreddasse ... Ma frattanto il Governo mostrava d'esserci unito ... col sempre approvare Della Marmora abbandonato dai Pontifici e il Presidente Manin incaricò lo scrivente di
1) Dispaccio n. 13 (le 2 maggio).
2) Dispacci n. 14 e 15 ambedue del 6 maggio. Anche il Governo Veneto si rivolge al gen. Franzini per chiedergli di pacificare Dorando e Ferrari: la nota si trova all'Archivio Stato Torino, Armata Lombardia, Corrispondenze diverse confidenziali, marzo. 20 fase. 30; è firmata da Castelli, perchè Manin si era recato a Chioggia in seguito all'intimazione del Gyulai.