Rassegna storica del Risorgimento

1864 ; 1866 ; FRIULI
anno <1957>   pagina <683>
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// '64 e ir66 in Friuli
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Us serv che son tane agn, us serv di cùr Ma soi vieti e no puèss plui tigni dur.
fcistad po' Ve di un ciart temperament
Schaldinos, prepotent,
Copàz dal ditt al fati, co1 salto il grì
Di pesta* di sglovà, di sbandi
E fisca la sostanze
Di cui che dui cuant Pan viv di speranze. *)
Sior Pieri prediceva esatto: L'estate del '66 sarebbe stata accaldatisi sima e turbulenta ! .
Ad Udine ci furono esplosioni di bombe alla Orsini. Correvano, poi, voci allarmanti, notizie contraddittorie sugli avvenimenti politaci, e anche molte menzogne, fra la popolazione friulana e i dominatori non correvano, certo, buoni rapporti. Circolavano voci di tafferugli fra soldati e popolani: a Morte-gliano, ad esempio, la popolazione pareva avesse linciato degli armigeri per­chè questi avevano ucciso dei cittadini inermi. Voci, come, quest'ultima, in parte infondate, ma che rivelavano tuttavia uno stato d'animo. Nel Friuli, segretamente, si lavorava per la definitiva riscossa e gli uomini rappresenta­tivi seguivano gli indirizzi della Società nazionale o del Partito d'Azione. La notte che segui alla festa della proclamazione del Regno d'Italia, il 14 marzo 1861, i nostri montanari, come riferisce anche il Leicht,2) pur sapendo, se sco­perti, di venire imprigionati, accesero i fuochi sulle Alpi. Ad Udine ed altrove, gente del popolo dava libero volo a piccioni dipinti dei tre colori, o lanciava razzi dai colori nazionali. Il 20 aprile capita l'ordine, anche in Friuli, di ri­chiamo ai cittadini soggetti al servizio militare, tanto ammogliati che non ammogliati. In poche ore questi soldati devono essere pronti per la partenza verso U nord, dove, di giorno in giorno, si attende scoppi la guerra fra Prussia ed Austria. I soldati italiani arruolati dall'Austria non vogliono scendere più in giù di Gratz e i Croati non vogliono venire più in qua di Trieste. In questi mesi la polizia ha dato il passaporto a circa venti friulani, la cui presenza non era desiderata: ma già molti ardimentosi giovani erano corsi volontariamente nelle file dell'esercito regolare italiano o in quelle garibaldine. L'Austria, che ormai presentiva di dover abbandonare, o in un modo o nell'altro, il Veneto, impone un prestito nella nostra terra di trentacinque milioni di lire. C'è chi dice che l'imperatore, non volendo dare di cuore un addio all'Italia, lo dà per forza con la doppia coscrizione e col prestito. Nell'imminenza della guerra si erano costituite in Friuli delle bande armate, ma se ne intrawide l'inutilità poiché l'avanzata dell'esercito regolare di Cialdini e La Marmora avrebbe travolto ogni ostacolo. Isuoi primi impeti nota un friulano contemporaneo furono energici, il valore fiero e gli sforzi ben degni di miglior successo. Gli uf­ficiali precedettero i soldati nella virtù e nell'esempio, nell'esempio e nella virtù seguirono. Per altro il vincitore fu talmente ancor lui massacrato e pesto che si ritirò nelle posizioni di prima. E quando un vincitore non perseguita giorno e notte un vinto, vuol dire che non ha motivo da ridere. 8)
1) Jl Strolie Furlan poi 1866, di Punito Zonurri.
2) p, S. LEICHT, Breve storia del Friuli, Udine, Libreria Aqiiileia, '1951, pp. 252-253.
3) Dalla cronaca inedita dell'ab. prof. Tanniamo Crisi, 1866.