Rassegna storica del Risorgimento
1864 ; 1866 ; FRIULI
anno
<
1957
>
pagina
<
686
>
686
Antonio Faleschini
sono fu il torrente Torre. Si scambiavano i prigionieri al di qua e al di là di questo torrente e gli internati tornarono alle loro famiglie. Gli animi rimasero in sospeso. Tanto in sospeso che sul Forte di Osoppo (che era stato dato in consegna alla guardia nazionale e a quattro garibaldini del luogo) accadde un episodio divertentissimo. Gli Austriaci, anche dopo l'armistizio, non avevano abbandonato Cividale, Tarcento, Gemona, Moggio, Tolmezzo. Osoppo era stato occupato dalle truppe italiane e la fortezza era stata, con regolare atto, consegnata per la custodia ad un comitato locale di vigilanza, che stava in continua apprensione pel timore che gli Austriaci ritornassero. I più baldanzosi si mostravano i garibaldini: avevano issato sulla punta più alta della rocca un gran bandierone e se la spassavano con aria da padroni e con evidente disprezzo di chi aveva dovuto sloggiare. Uno dei garibaldini aveva avuto la bella idea di fare una saporita ed allegra cenetta coi piccioni lasciati dagli Austriaci, allietata da un buon bicchiere di vino bianco del paese. Mentre, però, i quattro bravi garibaldini se ne stanno tranquillamente facendo il chilo, una tromba maledetta sulla china del forte, suona le note dell'inno imperiale austriaco, mettendo l'allarme. Fu un grido solo: ritornano ! Colui che aveva proposto di cucinare i piccioni, temendo forse vendetta da parte del nemico che ritornava, pensò, per riparare, di mandare a prendere in paese delle galline da mettere nella piccionaia. Si trattava invece di uno scherzo di un commilitone, e tutto fini in una risata. L'episodio, di nessuna importanza per se stesso, rivela quali ore di ansia e d'incertezza si vivessero in quei giorni, in Friuli. Come si comportassero e con quale animo lasciassero queste terre gli invasori, lo provano tanti episodi e casetti curiosi che tuttora si tramandano nei nostri paesi. Gli Austriaci, ritirandosi, entravano nei negozi e, dopo ricevuto quanto chiedevano, rispondevano andandosene: Pacherà Garibaldo . Un negoziante, però, appena i clienti noiosi furono fuori della porta, e prima che altri entrassero, diede il catenaccio dicendo: Adesso sì, pacherà Garibaldo . Era rimasto un soldato austriaco, leggermente ferito, in una casa. Il padrone, appena lo seppe, esclamò: cosa fa costui qui? Se ne vada dietro i suoi!. In un'osteria soldati avvinazzati si erano presi il divertimento cattivo di forare le botti di vino con le palle dei fucili. In un negozio chiesero Kruca (pane) senza pagare. Finito il pane, e non pagato si capisce, il padrone offrì loro del rati , ramolaccio nero. Non vollero saperne, nonostante che il negoziante ripetesse caldamente in romeno: Maninca rati, maninca ! . Ferfluchter italìenar rispondevano quelli ferfl uchter ! Kruca!. Credendo di fare un guadagno ed un dispetto nello stesso tempo,una di essi menò una sciabolata in uno di quei coni di zucchero raffinato, molto in uso allora. La sciabola però vi restò infissa : il soldato guardò sorpreso perche sperava di veder cadere un bel pezzo di zucchero. Il cono era di legno e messo lì per reclame. Se ne uscirono scornati, inveendo col: Ferfluchter italìenar I.
Il 3 ottobre fu conclusa la pace tra l'Austria e l'Italia, ratificata più tardi dalle firme dell'Imperatore e del Re nostro. L'Italia si ebbe così mi buono e docile Veneto, sette fortezze, 60 soldati, buoni soldati e buoni marinai. Il Te Deum fu cantato ovunque. ' )
H Friuli nei primi tempi della liberazione ebbe la fortuna di avere per commissario governativo un uomo illustre: Quintino Sella, il quale, con la sua
l) Ibidem,