Rassegna storica del Risorgimento

1864 ; 1866 ; FRIULI
anno <1957>   pagina <688>
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Antonio Fedesckini
Pallavicini, Ricotti, Cadorna. Sentiva cantare le canzoni di ogni regione d'Italia e le pareva di passare in rassegna, correndo col pensiero e infervo­randosi, le diverse stirpi.della penisola ora riunite nell'esercito. Tutto ciò donava l'idea dell'Italia futura.
Tuttavia molti di questi soldati austriaci, che lasciavano il Veneto, si comportavano bene, se si deve credere a quanto scrive un patriotta nel suo diario: Qui sono arrivate due compagnie della Carniola e due compagnie di Croati. Tanto i Croati quanto gli altri sono buoni, *)
Dobbiamo ricordare anche le parole di Pacifico Valussi, il quale, nei mesi precedenti il plebiscito del Veneto, sul Giornale di Udine espone idee e proposte. Noi scrive sperando che la libertà ci educhi un poco alla volta all'uso della libertà, ripetiamo che vorremmo rappresentati nel consi­glio comunale le diverse classi, perchè tutti i diversi interessi vi trovino ascolto e sopra tutto l'intelligenza coltivata .2) Esige che si faccia giustizia nel pro­cesso Persano, polemizza con la Gazzetta di Vienna per i confini d'Italia, sostiene la necessità di abolire le sovrimposte nel Veneto, specie a Venezia e in Friuli, che sono stremati. Non c'è nessuna delle nostre città in cui ogni commercio ed ogni attività industriale non sieno cessati quasi del tutto .
Egli diceva: l'essere provincia di confine non ha arrecato che danni finora in Friuli, e osservava che la vittoria delle armi non ci avrebbe portato soltanto ai confini naturali, ma avrebbe consolidato per sempre il predominio neces­sario dell'Italia sull'Adriatico; i Friulani non dovevano dimenticare che Vene­zia, l'antica regina dei mari, è stata la figlia di Aquilcia, di questo grande emporio del mondo romano, e che una vasta spiaggia marittima, da Caorle a Duino, fa parte del Friuli storico ed è suscettibile di navigazione. I friulani hanno lavorato indefessi sulle poco fertili loro zolle ed hanno convertito col lavoro in snolo produttivo le sterili lande dei loro beni comunali . Varie considerazioni fa il Valussi sopra diversi problemi che si affacciavano alla nuova Italia, nonché sul plebiscito che nel Veneto ebbe luogo il 21 ottobre 1866 con grande solennità e scampanìo festoso. La formula del giuramento era: Dichiariamo la nostra unione al Regno d'Italia sotto il governo mo­narchico costituzionale di Vittorio Emanuele II e suoi successori . Io Ito dato il mio voto d'unione al restante del regno d'Italia con un bel sì scritto da me stesso , nota un diarista.3)
Primi a votare ad Udine furono l'arcivescovo e i canonici della metro­politana. I contadini si recavano alle urne cantando col SI sul berretto. Po­chissimi furono i voti contrari in Friuli. In alcuni paesi votarono anche le donne in rappresentanza dei mariti lontani. In un paese del Friuli, ad esempio, su una popolazione di 2000 abitanti ei furono 438 voti per il SI, nessuno per il NO, e sette voti nulli. Volli sapere perchè un uomo lo chiamassero eoi so­prannome di<c Si . Mi si rispose che era per ironia perchè quegli nel '66 aveva votato col No . Posso assicurare ora, a conti fatti, che nessuno ha posto il No in quel paese, e perciò possiamo levare quel tale antipatico mono­sillabo postmesso al suo nome! In Friuli votarono: 105, 386 SI, 36 NO, 15 voti nulli; nel Veneto tutto 647, 246, SI .
1) Cronaca inedita dcll'ab. prof. Tomaaino Crint. Z) TI Giornale di Udine, 1866. S) Cronaca eit.