Rassegna storica del Risorgimento
1864 ; 1866 ; FRIULI
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1957
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689
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11*64 e a '66 in Friuli
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D 14 novembre il Friuli ebbe la visita di re Vittorio Emanuele II. Il tempo era incerto, poi volse completamente al bello. Il sovrano arrivò da Venezia alle ore dieci. Scese a Porta Aquileia mentre sparavano 101 colpi di cannone e suonavano tutte le campane della città. Gran mare di gente fuori Porta Aquileia e lungo il corso dello stesso nome. ')
Ai lati dell'antico portone di San Bartolomeo, si vedevano sci bandiere abbrunate che contrastavano con le centinaia di altre tutte festose. Si leggeva l'iscrizione: L'Italia è fatta, ma non compiuta . Quelle bandiere rappresentavano: Trento, Trieste, Gorizia, Dalmazia, Istria. Il Re venne avanti scortato dalle guardie nazionali e dai granatieri,.in mezzo ad un'immensa folla, per via Àquileia, in carrozza, avendo al suo fianco il sindaco Giuseppe Giacomelli. Vestiva in borghese, e non sembrava narra un testimonio il Re, ma piuttosto uno del seguito, ma uno di quelli che sono lontani e molto indietro. Il Re apparve più bello di quello che lo facessero i ritratti. Entrò nel palazzo Belgrado, dalla cui veranda assistè alla sfilata delle truppe e, prima di queste, passò la Bandiera di Osoppo del 1848, poi la Bandiera di Trieste ab" brunata, portata da un garibaldino. Moltissimi soldati vestivano ancora la di' visa austriaca. Ad un'ora, in piazza d'armi, vi fu il giuoco della tombola. Il Re fu accolto da applausi ed evviva. Finita la tombola due squadre di lancieri fecero due giri per lo steccato allo scopo di sgomberare la folla. la prima volta corsero al trotto e la seconda al galoppo intorno allo steccato. Tutt'e due le volte un grido clamoroso, unanime, altissimo accolse questi bravi lancieri. Poi tre volte corsero intorno i cocchi a due ruote. La maestosa illuminazione del mercato vecchio, al torre deWangelo del castello {che da buon patriota aveva il tricolore in mano), il castello, la gran guardia erano e formavano un vero mare di luce. La giornata fu d'oro. Il Re visitò il teatro, la festa da ballo, il castello. La notte tutta la città venne illuminata. 2) Il Re volle uscire a vedere il magnifico spettacolo. ffiu-mutazione grandiosa quella della facciata della chiesa delle Grazie e di San Giacomo, del Duomo e del campanile, della loggia e del palazzo comunale. Il 15 mattina Vittorio Emanuele ripartì da Udine, dopo aver ricevuto l'ossequio di tutte le rappresentanze ed essersi intrattenuto coi superstiti difensori di Osoppo. Anche Quintino Sella, il 10 dicembre del '66, lasciò Udine dopo avervi compiuto la sua missione riportando favorevole impressione della popolazione friulana, che egli defini ottima. . I Friulani ei disse sembrano piemontesi colle virtù, e i difetti di questi .
Verso la metà d'ottobre del '66 passò l'ultimo convoglio di soldati stranieri per la stazione di Udine: era il 12 Reggimento confinario del Banato. I soldati misero fuori la testa dai finestrini guardando con volto lieto. La musica intonò dapprima una marcia allegra, poi esegui ispirati motivi della Traviata. I soldati al momento della partenza, gridarono salutando: Addio, Italia I .
Intendo, nel citare quest'episodio, augurare che questa parte orientale d'Italia non abbia ad essere più la solita strada di invasione porta nocevo-lissima (sono parole dello storico fiorentino Giambullari) lasciata aperta dalla natura per castigare le colpe d'Italia , ma bensì via di affratellamento dei popoli. ANTONIO FALESCHINI
1) Cronaca inedita dell'ab. prof. Tomaaino Crisi, 1866.
2) Ibidem.
3) Ibidem.