Rassegna storica del Risorgimento
1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
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1957
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697
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Il Corriere italiano di Vienna (1850-57 j ed il suo redattore 697
Abbiamo visto che Vltalia e Popolo, il 20 maggio 1856 diceva che il Mau-roner nel 1848 affettava tendenze democratiche, ma cambiando poi i tempi e prevalendo la reazione, si poneva al servizio di Casa d'Austria . Vediamo ora quale fu Patteggiamento politico del Mauroner nel 1848. Di vecchia famiglia triestina originaria dal Trentino, Alessandro Mauroner pubblico in
o di chi essa è il portavoce (oppure, in casi speciali di sondaggio dell'opinione pubblica, deva presentare il pensiero che chi sta dietro le quinte vuole che sia presentato per i suoi specifici fini). Nel caso presente dunque, più che del pensiero del Mauroner, dobbiamo parlare del pensiero che il governo o, per lo meno, che dati ambienti governativi vogliono che sia presentato. Giuridicamente la responsabilità dell'autore di un articolo firmato è diretta , quella del gerente, o del redattore responsabile come s'usa dire al tempo del Corriere, è Oggettiva o legale in quanto questi risponde di persona per tutto quanto è pubbli caio nel suo periodico, ma con delle limitazioni. Politicamente si può e si deve fare lina distinzione analoga, e la responsabilità del redattore pertanto sussiste, ma diremmo che è generica, non specifica. Non si può in nessun modo pretendere che, sui vari argomenti trattati da un giornale in articoli non firmati, in tutto il pensiero collimi perfettamente con quello del redattore o, come si direbbe oggi, del direttore. Questo non vuol dire che dei pensieri del Mauroner scrittore o giornalista d'altri tempi non riaffiorino nel quotidiano viennese, cosa questa che, a tempo e luogo, nel presente saggio rileveremo. Quanto allo stesso parlare di un aspetto liberale nel Mauroner, per lo meno senza limitarlo precisamente nel tempo, ci appare senz'altro cosa assurda, peggio se, per esempio, si parte prendendo lo spunto da un articolo del Corriere del 1856 che altro non dice se non che la nazionalità consiste nella civiltà, nella storia, nella letteratura di un popolo e che esse sono essenzialmente le garanzie di esistenza e di durata d'una nazionalità , per giungere alla conclusione che alle libertà costituzionali il Mauroner sacrificava [...] hi partenza l'indipendenza (l'unificazione nazionale cioè) . Il Mauroner col suo quotidiano aveva già da anni rinunciato alla costituzione, da quando cioè aveva continuato nella sua funzione di giornalista sovvenzionato dal governo dopo che la costituzione austriaca, il 31 dicembre 1851, era stata abolita. Non è il caso di parlare di liberalismo del Mauroner, né di una sua coerenza politica: ancora nel dicembre 1850, come vedremo in seguito, il Mauroner, nella sua qualità di redattore del Corriere, aveva asserito di voler rimanere sempre fedele al principio costituzionale, ed aveva promesso di essere sempre nemico di chi si attentasse di attaccare come che sia i diritti sanciti ai popoli eolia Carta del 4 marzo . Ma anche questo vedremo nel saggio presente. Dottrinariamente di scarsissimo conto nei suoi stessi scritti firmati, il Mauroner ci presenta, Becondo noi come, dopo un sia pur sommario esame osserveremo nel testo un insieme illogico e contraddittorio di idee (qualcuna delle quali, presa in sé, è senza dubbio logica ), comunque non ci presenta un saggio di teoria politica che meriti per se stessa di essere ricordata . Tuttavia il giornalismo, come fenomeno sociale, come fattore storico, ha importanza a prescindere dal rigore logico delle teorie che presenta od interpreta. Ed è sotto questo punto di vista che II Corriere Italiano c'interessa, e ben più che il Mauroner, il quale, in questo periodo almeno, come ben lo si desume da quanto ricordato, appare piuttosto un fantoccio che ai muove secondo il volere di chi gli muove i fili, che come un creatore consapevole di fatti storici, sia pur di modesta portata. Ed il Corriere Italiano, come vedremo, ci dice chiaramente che ci furono in quel periodo ambienti ministeriali austriaci non favorevoli alla reazione pura e semplice, ma fautori di un paternalismo progressista che solo da ingenui poteva essere creduto liberalismo (non sta a noi sondare se, eventualmente, nel suo segreto, ma certo non pubblicamente e, meno ancora con specifiche dottrine, qualcuno degli appartenenti ai suddetti ambienti ministeriali, si sentì liberale nel vero senso della parola, quindi, anzitutto, costituzionalista). Ed appunto perciò, per questo suo paternalismo progressista, tale quotidiano viennese poteva rappresentare, nel campo dei predetti ingenui, un ostacolo aU'affermarsi dell'idea risorgimentale. Il Corriere ci dice poi della tendenza ad un federalismo austriaco, affermante i diritti delle nazioni o dei brani di nazioni costituenti l'impero, in contrapposto alla tendenza che, se non possiamo più dire, in questo periodo, germanizza tri ce, possiamo tuttavia definire tede-scocentrista per l'impero austriaco (mentre ad essa, per l'Ungheria, fa riscontro una tendenza niagiarocentrista): tuttavia qui andrebbe analizzato quale apporto alla tendenza federalista aveva dato lo slavismo austriaco, il quale, per le sue stesse dichiarazioni programmatiche fatte nel 1848, si appoggiava alla teoria federalista soltanto per prendere fiato e rinvigorirsi prima di passare allo fase finale della slavizzazione di tutto l'impero. (Vedasi in proposito E mio saggio