Rassegna storica del Risorgimento

1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
anno <1957>   pagina <701>
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Il Corriere italiano * di Vienna (1850-57) ed il suo redattore 701
adriatico, rigetta la sua prima tesi e finisce eoi pubblicare nel 1861 quello che è considerato il manifesto dell'irredentismo adriatico. ')
Completiamo il quadro aggiungendo poche parole sull'attività giorna­listica del Mauroner nel 1848 e nel 1849.
Per la prima volta la sigla del Mauroner appare sull'organo del costi­tuzionalismo che nasce a Trieste il 14 agosto 1848, e che ha per titolo // Co­stituzionale. 2) Quando, col trionfare di idee sempre più radicali, il 7 settem­bre nasce La Gazzetta di Trieste, il Mauroner vi entra col suo programma federalista, ma non trova il consenso dei radicali . 3) Tuttavia nel momento in cui questi fondano II Giornale di Trieste, decisamente mazziniano e quindi alieno da compromessi e nettamente unitario nel senso nazionale, giornale che esce il 22 ottobre, il Mauroner resta nella redazione della Gaz' zetta. Ripristinata la censura col primo gennaio 1849, morto II Giornale di Trieste il 5 gennaio, Alessandro Mauroner tenta l'avventura, e fa uscire il 28 gennaio, un quinquesettimauale, Il Messaggere dell'Adria, che riesce a vivere uno al 22 marzo. Giustamente, a nostro modo di vedere, il Pagnini4) cosi dice del Mauroner quale gli appare attraverso II Messaggiere dell'Adria: Egli è legato a una concezione che prende le mosse dal Rossetti5) e che intorbidata da visioni di interessi successivi vede in Trieste mi microco­smo internazionale, capace di realizzare in sé una specie di portofranco di tutti i popoli e qui si perde nei fiumi della mistica romantico-democratica della quale sono immuni ben pochi degli uomini dell'epoca . In periodo in cui l'Austria stava riprendendo quel controllo della situazione che nel 1848 aveva perduto, certo dovette apparire molto avanzato ed è presumibile che in certi passi qualcuno allora vedesse più oltre di quanto il Mauroner non volesse. Così quando il 7 febbraio dice: Siamo triestini, lo diciamo una volta per sempre, e quindi siamo italiani, e quindi amiamo l'Italia . Ma il 30 gennaio aveva già detto che a quest'ora dovrebbero essere persuasi tutti gli uomini provveduti non di sapienza, ma soltanto di buon senso, che l'im­mensa maggioranza degli abitanti di Trieste vogliono la pace ad ogni costo e che per quanto ve ne siano che amano caldamente l'Italia, e desiderano vederla indipendente, la maggioranza di questi stessi certamente non spin­gono tant'oltre le loro speranze e le loro illusioni di {sic} voler compresa Trieste nelle combinazioni italiane, che si preparano forse pel prossimo avve­nire . Costituzionalista e democratico, nello stesso numero aveva pure am­monito: <c Noi dunque poiché ne abbiam tempo, non possiamo a meno di innalzare un voto, un voto al Ministero, perchè voglia porsi dal lato dei popoli, vedendo in ciò l'unico mezzo di salvezza per la Monarchia e per il trono. Ed il 31 gennaio trovava il modo di accordare la difesa dell'italia­nità ed il liberalismo con la fedeltà a'Austria. Diceva allora: Noi vogliamo restar fedeli all'Austria, è la parola d'ordine colla quale il retrogrado intende combattere ogni idea liberale. E chi ha mai preteso col difendere la nazionalità
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l) Vedasi Trieste e Flstiia: Loro diritti nella questiono italiana. Ed. Bugola, Milano 1861. Tale lavoro fu pubblicato anonimo.
;2) Vedasi 'è-PACNINI, La stampa eh., cap. V.
) Ìbidem.
*) Ibidem.
5) Domenico Rossetti fu, dopo la rea tati raziono del 1815, un fiero assertore dei diritti municipali triestini ohe erano stati, con la restaurazione stessa, calpestati dall'Austria.