Rassegna storica del Risorgimento

1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
anno <1957>   pagina <702>
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Giuliano Gaeta
italiana di Trieste di staccar Trieste dall'Austria? Quando i liberali predi­cano che tutte le razze della monarchia devono essere rispettate, che nessuna deve primeggiare l'altra [sic] che si deve cercare di render felice sotto un comune scettro, che la popolazione di Trieste è italiana, e che per conse­guenza devesi in lei rispettare questa nazionalità, insinuano forse il distacco di Trieste dall'Austria? Quando i liberali, ad imitazione delle altre razze, chiedono istantaneamente [sic] che in Trieste i loro figli imparino ad invocar Dio, a conoscere i loro doveri nella lingua materna, mostrano forse d'av­versare l'Austria? . E più in là:
Si dia bando una volta all'idea, che italiano equivalga a repubblicano, e tedesco a retrogrado. Sia italiano l'italiano, tedesco il tedesco, slavo lo slavo; ma il tedesco, ma lo slavo non s'incaponiscano [sic] a voler tedesca o slava una città essenzialmente italiana, e Trieste italiana saprà rispettare e tedesco e slavo, saprà loro rendere quella giustizia, che sarà resa a lei stessa; e tutti uniti concorreranno a condurre questa patria nativa od adottiva a quella meta brillante, ohe se l'affetto non ci acceca, è destinata a raggiun­gere. E gli accenni alla fedeltà per l'Austria sono frequenti, ma per un'Au­stria riformata. Pensiero conseguente a quanto il Mauroner aveva detto nel suo opuscolo già esaminato.
Che il Messaggiere fosse un difensore dei diritti italiani non solo di Trieste, *) ma della regione, e che specificamente, e con rigor logico, difen­desse i diritti dell'Istria intera e non solo della fascia costiera, lo dimostrano alcune corrispondenze che veramente si possono portare ad esempio, anche di fronte alle illusioni dei favillatori z) e di posteriori giornalisti di spirito mazziniano che non seppero vedere la campagna di snazionalizzazione che in Istria si compiva. 3) Scendendo poi sul terreno pratico, osò contrastare
-) Per Trieste ci pii.ee riprodurre pare il seguente passo apparso nel numero del 13 feb­braio, contro ehi pretendeva che la città divenisse tedesca o slava; Benché acerbo dolore ci crucci, quando pensiamo all'ingratitudine colla quale i forestieri talora ricambiano l'ospitalità loro accordata dai Triestini, noi non faremo sentir loro parole amare, perchè ci conforta l'inti­ma persuasione che ogni loro sforzo per {spogliarci della nostra italiana nazionalità sarà vano .
~) Favillatori vengono detti i redattori de La Favilla, giornale letterario triestino che visse dal 1836 al 1846, ed ebbe fra i collaboratori normali il DalTOngaro, il Valussi, il Gazzo-lctti. La Favilla ebbe pure talora la collaborazione del Tommaseo.
3) Stralciamo da una cronaca istriana apparsa nel Messaggiere del 3 febbraio, e che porta la data del 30 antecedente: Nessun comune dell'Istria è propenso all'introduzione d'altra lingua ufficiale che l'italiana, la quale fu da secoli per l'Istria l'unica lingua scritta, forense, ufficiale, letteraria e scientifica. Non tanto diciamo ciò riguardo al litorale exveneto, dove già non suona un verbo slavo, ma riguardo all'Istria interna e all'anticoaustriaca, dove gli scarsi Slavi delle campagne conoscono che a comperare o a vendere non possono fare senza del dialetto istro-italiano. È una vera benedizione la concordia degl'Italiani dei borghi e delle città cogli ospiti Slavi delle campagne. Questa concordia rincresce a gente, non istriana, che vor­rebbe suscitarvi qualche partito a suo prò. Il diritto delle nazionalità, benché conculcato e ne* gato, era Baerò anche prima della promessa di una costituzione austriaca. Ma tutti gli onesti sanno e il dicono che quanto si voleva ottenere prima da Metternich colla centralizzazione, rimescolamento e confusione delle nazionalità, ora vorrebbe ottenersi colla suddivisione all'in­finito de?la medesime, tentando anche, dove si può, che le nazionalità meno civili sovrastino alle civili: la materia prevalga allo spirito. E ciò sotto il bel nome della parificazione delle na­zionalità. Ma questo fortunatamente in Istria non avverrà. La sua costa è puramente italiana. Gli ospiti Slavi, per le loro coadizioni eccezionali spontaneamente in porte italianizzati, che non hanno un centrò, o una città slava, né possibilità di comporta, o devono emigrare in altro paese a erigersi a civiltà Biava, o devono coi quotidiani loro traffici vieppiù avvicinarsi alla porte italiana, civile e più possidente, che è riparata nei centri o città. Piuttosto ohe fare