Rassegna storica del Risorgimento
1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
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Giuliano Gaeta
è dovuta a quella sua cara patria, ch'egli tanto e sì grandemente amò . L'8 marzo l'appendice ricorda nuovamente il Pellico per dire: Pellico lavorò fin agli estremi, ma poco finì, onde credo si avrà da esclamar di nuovo:
E ancor s'attende il canto Che piacque a Italia tanto: Ma Silvio non è più
Ora questi tre versi ' ) sono gli ultimi dell'ode di Giunio Bazzoni II Prigioniero, scritta nel 1825, quando si sparse la notizia della morte del Pellico nella fortezza dello Spielberg, ode che corse l'Italia manoscritta ed anonima (fu attribuita però al Manzoni), suscitando odio per l'oppressore. Fu stampata dal Bazzoni appena nel 184-8 a Milano, dopo la liberazione. Di chiaro sapore risorgimentale, gli Italiani non potevano averla dimenticata nel 1854. La citazione dei tre versi ci sorprende e ci dà da pensare. Con questo atto si vuole svuotare la poesia del suo significato primitivo? 2) Si vuol dimostrare liberalità? Teniamo ad ogni modo presente quest'atteggiamento. E passiamo ad un vero e proprio scontro del Corriere, sempre nella sua appendice, con i nazionalisti tedeschi, o, per usar le sue parole, con gli ultra-nazionali.
L'apertura della stagione d'opera all'imperìal-regio teatro di corte a Porta Carinzia, s'era avuta il primo aprile. Nell'appendice del 4 aprile, sotto il titolo Opera Italiana , il Corriere diceva che la prima recita dell'Opera ebbe, secondo il nostro modo di vedere, un completo successo, secondo l'opinione dei giornalisti alemanni, la Norma, nella parte dell'esimia Medori, subì un mezzo fiasco . E naturale domandarsi quale dei due giudizi sia giusto, ma bisogna premettere, dice l'articolista, alcune riflessioni . Una parte del Pubblico non si trova nella stagione tedesca e nell'italiana nelle medesime condizioni d'animo; nella prima questa frazione del rispettabile Pubblico, composto nella maggior parte da ultra-nazionali, è ottimista per eccellenza, nella seconda all'incontro si distingue per un pessimismo insopportabile. Questo pessimismo -viene con caldo zelo alimentato da alcuni giornali che sono invasi da vera italofobia e in testa dei quali marcia la Ost-~ DeutschePost, nella quale certo Zollner si permette non solo contro la musica italiana ma eziandio contro gl'Italiani in generale le più nauseanti espettorazioni. Ma basta di questi scarabocchiatori e diciamo col sommo nostro Allighierì
Non ti curar di Jor, ma guarda e passa.
1) Ce veramente una lieve differenza dall'originale, ma che non muta per nulla il senso, differenza dovuta al fatto che forse sono stati scritti a memoria.
2) Si trova talora, specie a distanza di tempo, lo stesso motto ( slogan ), lo stesso grido, svotato completamente del significato che un tempo ha avuto. Troviamo così in un settimanale cattolico illustrato (o, per essere più precisi, un Illustrirto katholischcs Familien-l.ifut.1. zar TJnterhaltung und Belehrung , come esso si autodefinisce in testata) YÀUe wid Nette Weh di Einsiedelu (Svizzera), in occasione del trentesimo anno di pontificato dì Pio TX (anno 1876, 10* annata, nomerò 39, pag. 613), una poesia dal titolo Evviva Pio Nono . ha poesia, di Georg Freiherr von Dyherm, 6 in tedesco, ma U titolo è in italiano, e la stessa frase, ce Evviva Pio Nòno ò la sola in italiano, e si ripeto dopo ogni serie di due quartine. E questa un'esaltazione del sacerdote, e la frase ripetuta in italiano non ha nessun sia pur lontano riferimento con P Evviva Pio Nono italiano del 1846 o del 1848.