Rassegna storica del Risorgimento

1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
anno <1957>   pagina <712>
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Giuliano Gaeta
aero turbati nei gravi sludii e nelle produzioni artistiche e letterarie, pur sep­pero mantenere intatta la fama dell'Atene italiana . E cita il Vieusseux, specie per VArchivio storico italiano, e l'attività dell'editore Lemonnier. Pro* segue, poi, parlando dell'attività del regno delle Due Sicilie.
Nel Corriere Italiano si troverà anche, talora, qualche atteggiamento di difesa delle terre italiane della costa orientale adriatica che ricorda altri atteggiamenti, già considerati, del Messaggiere dell'Adria. Così il primo apri le 1857 nella rubrica Notizie interne , in data 31 marzo, si tratta di que­stione doganale concernente l'Istria. Si vuole cioè da taluni unire ammini­strativamente l'Istria a Lubiana. Ed il Corriere asserisce che l'Istria, unita a Lubiana, muore: essa dev'essere unita a Trieste* E ciò, perchè Trieste é ') la capitale dell'Istriano . Inoltre: Trieste è in terra istriana. L'Istria senza Trieste è un corpo decapitato . Ma ritorniamo indietro nel tempo. E, rifacendoci solo al tono del citato articolo Del movimento intellettuale in Italia nel corso degli ultimi anni, rileviamo che se pur poteva per la stessa esaltazione di uomini politicamente all'avanguardia, sostenitori di un'unità nazionale italiana passare in un'Austria che tuttavia aveva avuto delle tradizioni illuministiche, e che perfino col Metternich fu, per certi rapporti, sulla via del progresso, tale tono certo non poteva passare pres­so le autorità di altri stati italiani, senza dubbio ben più retrivi. Sicché per questo tono, o per qualche rilievo specifico, avvenne che il quotidiano ita­liano di Vienna fu sequestrato dalle autorità dello Stato pontificio. Così fu che il 2 marzo 1855 il giornale stesso se ne lamentò dalle sue colonne, in un articoletto datato a Vienna il giorno antecedente e dal titolo Condizioni del giornalismo in alcune parti d'Italia . Esso diceva: Di quando in quan­do tocca al Corriere Italiano la mala ventura di essere sequestrato in qual­cuno degli Stati italiani non appartenenti all'Austria, e ciò fu replicatamente e particolarmente il caso negli Stati pontifici. Questo fatto prova da un lato che la stampa periodica di quei paesi, dopo avere per qualche tempo rotto ogni freno, ed essersi arruotolata nel fango di veri saturnali, ora è condannata al silenzio, di modo che l'opinione pubblica non ha alcun mezzo legale di manifestarsi; dall'altro canto quelle misure di rigore esercitate contro un periodico cui nessuno vorrà negare il merito di progredire colla massima mo­derazione ed imparzialità, provano che quei governi o non vogliono porsi su quella via di legale e moderato progresso su cui l'Austria lodevolmente li ha preceduti, ovvero ch'eBsi ritengono che le opinioni estreme siano an­cora tanto forti da non ammettere la possibilità di battere quella via di mezzo che sta fra despotismo ed anarchia, fra rivoluzione e reazione. Se noi fossimo chiamati al ministero di censori anche in ciò che riguarda la stampa estera, noi, nel prediligere od avversare un periodico, non ci la-scieremino impressionare dall'una o dall'altra colonna staccata di quello, ma ne osserveremmo attentamente le tendenze e la meta ch'egli prova essersi prefissa. E quando ci fossimo capacitati che quelle o questa anziché peri­colose, sono intente a consolidare il diritto e l'ordine, in luogo di osteggiare
-L'accento acuto invece dot gravo lo mettiamo nella trascrizione perchè si trova nel­l'originale Anche nel resto del presente saggio abbiamo corcato di essere fedeli nel trascrivere pure questi errori che in certi cari sembrano divenire vezzo dell'estensore del pezzo giorna­listico. Per questo evitiamo di continuare a notare i sic.