Rassegna storica del Risorgimento
1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
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Giuliano Gaeta
che aveva nel novembre, passa, nel dicembre a tre. Gol cambiamento di ti* pò grafia non si trova pia l'appendice, per quanto qualche cosa di letterario (per esempio, il 2 marzo, una pocsiola del Cerri) appaia ancora di quando in quando.
11 28 febbraio 1856 una corrispondenza da Trieste parla della crisi del ano porto, dovuta alla guerra. Solo la pace pud sollevare la città. Ma si accenna pure alla presenza in Vienna del barone de Bruek, che tanto Bene conosce i bisogni di Trieste, la cui prosperità influisce in sì alto grado su quella di una buona parte della monarchia . L'avvenire in ogni modo si presenta bellissimo tanto per Trieste quanto per Venezia , specie col taglio dello stretto di Suez che avrà un suo completamento nella ferrovia Trieste-Vienna e Baltico. Risolleva la questione, che è di vecchia data, circa la concorrenza dei porti del nord ai danni dei porti adriatici. È doloroso lo scorgere , dice, come Amburgo si arricchisce da anni già col commercio austriaco, mentre Trieste e Venezia vanno perdendo di anno in anno certi rami di commercio e tutto ciò perchè si pensò più a favorire gli interessi del porto del Baltico anzicchè quelli dei porti austriaci che sopportano i pesi dello Stato dal quarantotto in qua cresciuti di tanto .
Il Corriere Italiano pubblica, nel marzo 1856, la traduzione di alcuni articoli àeWOesterreichische Zeitung su L'Austria e l'Oriente . L'articolo pubblicato sul Corriere del 22 marzo è su Trieste . La questione economica è sviluppata secondo la pubblicistica austriaca: Trieste vive di commerci coi territori austriaci, quindi deve essere legata all'Austria. Pure sulle tracce della pubblicistica austriaca si mette in rilievo la richiesta protezione di Trieste agli Absburgo nell'anno 1382, che veramente è un non raro episodio, nell'epoca, di richiesta di protezione da parte di un comune italiano. Ma il ragionamento deWOesterreichische Zeitung è il seguente: Raro è il caso, e rarissimo in Italia, che una città si assoggetti spontaneamente per lungo tempo ad un grande corpo di Stato, quand'anche questo sia italiano, tacciasi poi se tedesco. Allorché però nell'anno 1382 Trieste di spontanea volontà unissi all'Austria, null'altro fece che quanto richiedeva la natura della cosa. Da quell'epoca cll'è unita a questa con legami indissolubili; la sua sottomissione è in fatto null'altro che la dichiarazione che ella cercò le basi della sua esistenza ne' Buoi rapporti coll'Europa centrale e che ve li trovò infatti. E questa convinzione nutrì ella finora e la nutrirà anche pell'avvenire .
Naturalmente qui esponiamo, non facciamo della polemica. Ed osserviamo come nei passi citati non ci sia nulla che contraddica il pensiero del Mauroner del 1848 e del 1849. Ma, poco prima, nella questione politico-etnografica c'era, in quell'articolo, un passo che contrastava chiaramente col pensiero del Mauroner degli anni citati. Infatti VOesterreichische Zeitung diceva: Trieste, conformemente alla natura, è formata dall'assieme di tutto le nazionalità del Mediterraneo, perchè ella doveva essere per tutti l'unico punto di un commercio immediato coi territori producenti e consumanti dell'Europa centrale. Trieste non poteva essere città italiana come Venezia; come non avrebbe potuto essere città veramente tedesca o veramente greca. Ella doveva sorgere in forza del concorso di tutte le nazioni, là dove queste s'incontrarono, e ciò succedette all'estremità di quell'unica linea di comunicazione col settentrione. E qui pensiamo che il Mauroner del Messaggere dell'Adria avrebbe con ogni probabilità trovato lo spunto per polemizzare