Rassegna storica del Risorgimento

1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
anno <1957>   pagina <715>
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Il Corriere italiano di Vienna (1850-57) ed il suo redattore 715
col nuovo Mauroncr, ohe ha latto o lasciato stampare queste righe, osser­vando per lo meno che la colonia greca, per necessità di cose, come le altre colonie straniere a Trieste, era di fatto assorbita per la necessità stessa dei commerci, ohe imponeva la lingua e gli usi italiani.
Forse si potrebbe dire altrettanto relativamente all'articolo su Il Lloyd , uno della serie su L'Austria e l'Oriente , pubblicato sul Corriere del 27 marzo, per quanto concerne il seguente passo: Trieste non aveva, e ciò è allatto naturale, una unità nella sua popolazione; ella non viveva delle sue rimembranze istoriche; ella doveva anzitutto cercare una unità. Affine di procurarsela bisognava concepire il grande pensiero che comprendesse, con fine intelligenza, l'elemento massimo e minimo delle cose umane, da un lato la grande configurazione politico-commerciale dell'Europa e dell'Oriente, e dall'altro lato l'interesse calcolato con grande cura d'imprese commerciali. Di questi due elementi è formato il Lloyd; su essi basa il suo avvenire . Infatti un'unità della popolazione di Trieste il Mauroner l'aveva già trovata (ed il Messaggere vi aveva compreso pure quella dell'Istria interna oltre che della litoranea) nel fatto nazionale, nella nazionalità italiana. Ma passiamo oltre.
Sono anni importanti questi per la storia italiana. Ed importante in particolare è questo 1856 del quale abbiamo cominciato a trattare in riferi­mento al quotidiano italiano di Vienna. Ora la tensione internazionale per quanto concerne la situazione italiana la si sente sempre più viva nello scor­rere le pagine del Corriere Italiano. Al Congresso di Parigi Cavour è riuscito ad attrarre l'attenzione sulla situazione della penisola italiana, e di questa situazione parlano i giornali di varie nazioni: Il Corriere non può tacere. H 17 aprile appare un articolo di fondo intitolato Questioni d'Italia ) Lo riproduciamo di seguito: Sino a tanto che il giornalismo in generale si occupa delle cose italiane, non ci è permesso, se anche il volessimo, di osser­vare il silenzio e di abbandonare delle questioni che, secondo noi, andreb­bero con più successo trattate in tutt'altro luogo che non nelle oolonne dei giornali. Il Dèbats alla sua volta si estese sulla cosidetta questione italiana e dopo averci dichiarato che il congresso non si è occupato di tale oggetto, ma che dei privati colloqui avevano avuto luogo fra i membri delle conferenze, assicura che i medesimi siansi reciprocamente rivolta la domanda: cosa puos-si fare per l'Italia? Noi non ci terremo all'articolo del signor de Lacy, uè al contenuto dei discorsi tenuti dai diplomatici, che quel giornale comunica ai suoi lettori, ma diremo semplicemente la nostra opinione, senza riguardi di veruna natura sulla questione che ci sta a cuore quanto ad altri mai.
Anzitutto crediamo non doversi chiedere cosa si possa fare per l'Italia, ma bensì cosa sarebbe desiderabile per promuovere il benessere dei singoli Stati della penisola, giacché una regola generale non potrebbe valere per tutti, tanto son varie le condizioni come son diversi i bisogni delle molte parti che compongono il bel paese. Se gittiamo lo sguardo sull'Italia noi vi scor­giamo, è vero, vari Stati nei quali delle riforme politiche ed amministrative non sono soltanto desiderabili, ma indispensabili; questo fu a più riprese ri­conosciuto dall'Austria, che si ama dipingere quale nemica della prosperità
l) Il nome comune questione è caro al Mauroner, specie nei titoli. Abbiamo già cita-lodi lui una pubblicazione editoriale intitolata, Questioni dal giorno in Austria. Pubblicherà in seguito, nel 1865, Questioni che sono questioni, nel 1868 Una questiono che non è questione.