Rassegna storica del Risorgimento

1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
anno <1957>   pagina <716>
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Giuliano Gaeta
morale e materiale dell'I talia e per veder introdotte le suddette riforme non occorrono né conferenze, né memorandum, ma semplicemente la conserva­zione di quella buona intelligenza fra l'Austria e la Francia che forma la ga­ranzia maggiore dell'ordine non solo in Italia, ma in Europa tutta. Ultimata questa bisogna, indotti i principi alle riforme credute necessarie, avremo allora la tranquillità in Italia perfettamente ristabilita e cesseranno già a abo­minevoli delitti e quelle colpevoli ed impossenti macchinazioni di quel pie-colo ma operoso partito il quale forma il disonore d'Italia e di tratto insan­guina Pumi o l'altra delle città? Noi non lo crediamo certamente, e non è che noi crediamo in forza dell'opinione da noi non nutrita, che il numero de­gli italiani disposti a sacrificare vita e sostanze pella realizzazione del sogno dell'unità italiana, sia grande ed atto ad afferrare la meta raggiunta dai mo­derni greci, ma bensì perchè siamo del fermo parere essere impossibile che l'agitazione si calmi in Italia in modo da permettere ai governi di pensare allo sviluppo delle riforme credute necessarie, sino a tanto che nel bel mezzo d'Italia esiste uno Stato il quale fa alto sventolare la bandiera della rivolu­zione e le serve non solo di rifugio, ma di focolare. Ed a coloro che son larghi di elogi al governo piemontese per l'apparente tranquillità che regna al di là del Ticino, chiederemo noi: se non hanno giammai pensato che la stessa causa che sconvolge l'ordine altrove, produce nel Piemonte il diverso effetto di impedire che la tranquillità venga seriamente turbata? Non hanno mai riflettuto che i rivoluzionari ad ogni costo, in una parola i mazziniani, hanno un interesse speciale di vedere conservato l'ultimo loro rifugio in Italia, onde servirsene per agir sugli Stati circonvicini? Credere che in un prossimo av­venire sia possibile d'impedire ai vari Stati d'Italia il governo costituzionale senza che da ciò ne venga immediatamente di conseguenza la rivoluzione, le costituenti, la guerra allo straniero e tutte le altre belle cose di fresca me­moria, è un'assurdità, come é assurdo il credere ohe delle moderate riforme politiche ed amministrative disarmerebbero i rivoluzionari sino a tanto che, come già dissimo, esiste un governo in Italia il quale in detti e in fatti pa­lesa apertamente il pensiero di ingoiare gli Stati vicini, e, parodiando Lui­gi XIV, esclama tuttodì: L'Italia sono io
Noi riconosciamo adunque la necessità di riforme e di migliorie nei vari Stati italiani e speriamo che l'unione dell'Austria e della Erancia, la quale ha impedito a quest'ora tanto male, non rimarrà senza salutare effetto anche per l'Italia, ma riteniamo del pari che questo lavoro di riformare e migliorare le condizioni della penisola assomiglierebbe a quello di Sisifo e delle Danaidi ove il Piemonte non portasse al bene d'Italia Immaginario sacrifizio d'una poli­tica visionaria, restando pur fermo ai principi liberali nel vero senso della parola, cui ora son ligi non solo il Piemonte, ma tutti gli Stati civilizzati, mo­dificando però nel tempo istesso le proprie condizioni interne in guisa tale da rendere possibile quella felicità d'Italia di cui vorrebbe farsi credere tanto appassionato amatore. In questo caso alcuni cambiamenti interni precede­rebbero o seguirebbero certamente d'appresso alla esecuzione di quel potente veicolo di civiltà e di progresso che sono le vie ferree, e potrebbe aver luogo anche la lega italiana di cui fa parola il memoriale del conte Cavour, colla partecipazione dell'Italia austriaca, la quale soltanto può dar vita ad una lega doganale non atta a produrre che la metà di quei vantaggi trovandosi cir­coscritta dal Faro al Ticino .