Rassegna storica del Risorgimento

1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
anno <1957>   pagina <717>
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ìl Corriere italiano di Vienna (1850*57) ed il suo redattore 717
Due giorni dopo, 19 aprile, in altro articolo di fondo, datato il 18, il Corriere tornava sull'argomento sotto il titolo Ancora delle cose d'Italia . Voglia o non voglia , diceva, dobbiamo continuare ad occuparci delle cose d'Italia giacché tutta la stampa inglese, francese ed alemanna trabocca d'articoli e corrispondenze concernenti la questione italiana, il memorandum del conte Cavour, e la pretesa discussione avvenuta in grembo alle conferenze intorno al predetto argomento. Ma per quanto numerosi siano gli scritti comparsi sino ad ora nel giornalismo europeo intorno alle cose d'Italia, la luce non si è fatta e la questione si è limitata ad essere l'oggetto di discussione della stampa periodica ed anzi l'abbiamo scorta retrocedere passo a passo al punto che il Debats giuntoci oggi ci reca che tutto devesi pel momento limitare a voci d'avvenire . E, riportato ciò che il giornale francese aveva detto, il Corriere soggiungeva: e Noi non sappiamo se il Debats questa volta sia meglio informato delle passate, anzi ne dubitiamo, ma se questo fosse il caso, deploreremmo vivamente che gli Italiani abbiano a contentarsi di sapere che le attuali conferenze si sono occupate della loro sorte. Noi che combat­temmo e combatteremo in ogni occasione i progetti del Piemonte, che partono da una politica egoista ed impratica, combattiamo pure l'idea emmessa dal Debats che all'avvenire soltanto spetti di recare all'Italia quei giovamenti che sono realmente reclamati dalle sue condizioni attuali. La rigenerazione del bel paese nel senso rivoluzionario si farà attendere probabilmente ancora lunghi e lunghi anni per non dir secoli, ma non vediamo motivo alcuno che l'Italia abbia d'attendere da un lontano avvenire quelle migliorie che le parti interessate riconoscono necessarie al benessere dei singoli Stati. Le riforme e i miglioramenti che sono reclamati non come un mezzo a sovvertimenti, ma quali bisogni sentiti dagli uomini sensati dei singoli paesi, non soffrono dila­zione e Francia ed Austria non nelle conferenze ma per mezzo delle rispettive relazioni diplomatiche si occuperanno per certo di questo argomento tosto-che la questione maggiore europea che fu condotta a lieto une dalle confe­renze parigine abbia ottenuta la sua completa soluzione.
Ma come dissimo ieri, lo replichiamo quest'oggi, il Piemonte è chiamato a rappresentare una parte importante sui destini d'Italia, mentre se egli è impossente di condurre a termine il programma politico da lui seguito dal 1848 in poi, egli possiede forza negativa a sufficienza per mantenere l'agita­zione negli Stati vicini e difficoltare di molto la influenza delle diplomazie ed intralciare l'opera dei governi. L'Austria non può non curare i conati con­tinui dei rivoluzionari d'oltre Ticino, l'Austria non si lascia in nulla arrestare, da ciò che si fa e si pensa sulla Dora, ma vi sono degli Stati minori, come appun­to lo Stato pontificio ed i Ducati, i quali subiscono le conseguenze delle macchi­nazioni che si ordiscono nel Piemonte, il quale, mentre fa tutto il possibile onde impedire che quei governi possano rinfrancarsi e volgere il loro pensiero ai miglioramenti d'amministrazione interna, con mirabile ipocrisia cerca di interessare le conferenze di Parigi pella sorte d'Italia, vagheggiando l'allon­tanamento delle forze ausiliarie, che sole possono salvare quei governi dalle tempeste che loro Bono minacciate dagli antri d'Eolo posti fra il Ticino ed il Ccnisio. Cessi adunque l'azione negativa del Piemonte sul restante d'Italia ed allora non mancheranno ai governi volontà e mezzi di edificare e miglio­rare. In quanto all'Austria, la sua influenza in Italia è leggitima e non solo compatibile, ma solidale al benessere reale della penisola ed estranea ad ogni