Rassegna storica del Risorgimento
1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
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Giuliano Gaeta
velleità di usurpare i diritti altrui o di posporre la felicità della terra posta fra l'Alpi ed il Faro ad un pensiero nascosto d'ingrandimento od altro .
IL 22 aprile il Corriere dice *) che l'idea del ministero sardo di approfittare del congresso di Parigi per produrre dei cambiamenti non solo nell'or* dine interno ma pur anche territoriale, in senso alla politica d'ingrandimento seguita dal 1848 in poi appare delusa. Ma se la parte del memoriale Azeglio-Cavour che concerne i voti del Piemonte pel miglioramento delle condizioni interne di alcune parti d'Italia è sincera e non mezzo ad aumentare gli imbarazzi degli altri governi della penisola , dovrà il Piemonte contribuire agli sforzi dell'Austria e della Francia onde cangiare in meglio le sorti degli italiani . Non ci vuole grande perspicacia politica, né grande conoscenza dell'Italia, per comprendere che se gli altri Stati devono progredire, il Piemonte deve retrocedere onde i suoi ordinamenti interni, se anche non del tutto eguali, trovinsi peraltro più in armonia con quelli degli altri Stati . Se poi la suddetta parte del memoriale non è sincera, ma nient'altro che manovra di strategia rivoluzionaria , non si tarderà a vederlo dagli stessi atti del governo piemontese, sicché se la politica di onesti anni non andrà soggetta a modificazione alcuna, l'Italia potrà più che mai convincersi che tutte le ampollose dichiarazioni fatte pel Lene d'Italia non servivano che a mascherare le velleità di conquista palesate dal Piemonte a più riprese e specialmente colla sfortunata campagna lombarda del 1848.
I giornali piemontesi, di fronte a questa presa di posizione del Corriere Italiano, lo attaccano. Ed il Corriere risponde, domenica 27 aprile, in un articolo di fondo che ha per titolo Gli estremi si toccano . Gli nomini della rivoluzione e quelli della reazione, nel vero significato della parola, si rassomigliano perfettamente . Così comincia l'articolo, enunciando per l'ennesima volta quest'idea fissa della redazione del quotidiano viennese. Naturalmente i giornalisti piemontesi appartengono ai primi. Per essi è comoda cosa confondere migliorie, riforme, buone amministrazioni, con rimpasti territoriali, ingrandimenti piemontesi e simili altre cosuccie . Lo dimostrano i novelli attacchi dell'Opinione, Espero e consorti , ai quali il Corriere non ha altro da opporre che quanto ha già detto in diversi articoli , cioè che è disposto a stender la mano ad un Piemonte che fosse in Italia faro di ottime istituzioni politiche ed amministrative e con una politica interna non ispirata da velleità d'impossibile soddisfacimento nelle attuali condizioni di Europa, di allargare le proprie frontiere, a danno dei diritti altrui, anche col mezzo delle rivoluzioni .
Si sente nell'articolo che la situazione politica è tesa e senza speranza di distensione. Si ricorda che questa guerra, mossa all'attuale distribuzione politica d'Italia dal Piemonte, dura ormai otto anni , e si afferma che in tanti anni di lotta infruttuosa contro il principio conservatore in Italia , il Piemonte ha raggiunto un solo risultato: un enorme deficit finanziario.
Sembra, però, che, in realtà, l'argomento scottante per l'articolista sia quello toccato nelle seguenti righe: Con imperturbabilità che meriterebbe il nome d'impudenza, sogliono i giornali piemontesi confondere le cause cogli effetti e rendere responsabile l'Austria di corti atti di necessità che soltanto
1 ) Vedasi l'articolo di fondo Novìtil piemontesi .