Rassegna storica del Risorgimento

1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
anno <1957>   pagina <720>
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Giuliano Gaeta
polìtica . Quanto all'indipendenza, essa non ha maggiori avversari degli uomini dei mezzi violenti e rivoluzionari : i principi italiani furono e sono mai sempre indipendenti e padroni in casa propria .
L'11 maggio, nell'articolo di fondo, il Corriere ripete che da lunghi an­ni l'opinione pubblica europea non s'era occupata delle condizioni d'Italia come negli ultimi tempi, e prende l'occasione per ribadire la necessità di riforme ed, in pari tempo, per polemizzare con gli avversari dell'Austria, Il 17 ritorna sul suo concetto del mantenimento dello stata quo: l'abban­dono del regno lombardo-veneto da parte dell'Austria non può essere cre­duto che da scemi o pazzi . Il perìcolo dello statu quo è, naturalmente, rap­presentato dal Piemonte, giacché lo Statuto non è per esso soltanto un ordine di reggimento interno, ma un mezzo per influire sugli Stati vicini, di modo che mentre negli altri Stati costituzionali vediamo stampa e tri­buna occuparsi di preferenza di cose proprie senza sistematica propaganda riguardo gli altri paesi, tribuna e giornalismo piemontesi all'incontro fanno poco o ni un calcolo dei propri affari, in ogni caso li subordinano alla realiz­zazione di progetti che non si riferiscono soltanto alle popolazioni che vivono fra il Ticino e il Cenisio, ma bensì alla terra tutta che l'Appennin parte e il mar circonda e l'Alpe .
La campagna contro il Piemonte continua* H 20 maggio (articolo di fondo intitolato L'Austria ed il Piemonte ), il Corriere si chiede se, non potendo fare da solo, il Piemonte troverà gli alleati per condurre a buon fine la con­quista d'Italia . <c Spera desso forse , si chiede, nella Francia? Per quanto poca buona opinione ci è dato avere della scienza di politica pratica degli uomini di Stato piemontesi, non possiamo supporre che il loro cervello sia tanto in preda all'affascinante prodotto dalle grandiose idee di cui sono occu­pati, da potersi per un istante solo abbandonare alla speranza che il grande uomo il quale non ha condotta ancora a termine la sua missione in Francia, e sa che i partiti a Lui avversi sono vinti, ma non domi, darà mano allo scon­volgimento della penisola italiana, per cangiare in avversari dei grandi Stati europei che gli sono amici e svegliare in seno della Francia stessa l'idra della rivoluzione . Spera nell'Inghilterra? Si potrebbe citare il passato ed enume­rare tutti i disinganni dall'Italia patiti riguardo la Gxanbretagna . Il Pie­monte dunque è solo, come nel 1848 Ma il Piemonte deve essere avvertito che l'Austria e l'Italia tutta lo considerano responsabile d'ogni turba­mento dell'ordine pubblico negli altri Stati italiani . Quanto all'Austria, essa può deplorare ma non temere le conseguenze dell'egoismo e dell'am­bizione sarda , Anzi il Piemonte deve stare attento, giacché l'uomo più robusto può, stanco delle continue vessazioni e molestie recategli dal debole, dimenticare l'usata generosità ed essere -indotto a far subire al morbinoso ra­gazzo una correzione di cui per lungo tempo questo ne manterrebbe memoria.
NeK'imperversare della polemica il Corriere giunge ad osservazioni che meritano di essere rilevate. Nell'articolo di fondo I partiti in Italia , apparso il 19 agosto 1856, l'articolista osserva che in Italia abbiamo partiti a bizzeffe, ma due sono quelli ohe vogliono cangiare da capo a fondo le attuali condizioni dltalia e farla libera ed una : il partito costituzionale e quello repubblicano, che si combattono a vicenda. Per quanto al Corriere interessi di dimostrare la divisione dei partiti italiani in genere, su questi due ultimi si ferma speci­ficamente l'attenzione dell'articolista, Noi leggiamo attentamente, egli