Rassegna storica del Risorgimento
1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
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1957
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721
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Il Corrìere italiano di Vienna (1850-57) ed il suo redattore 721
dice, gli scritti degli uni e degli altri e veniamo sempre alla stessa conclusione, che Mazzini sa quello che vuole mentre i costituzionali non lo sanno. Mazzini vuole il trionfo del principio democratico puro e per quanto poco favorevole sia in oggi lo spirito pubblico in Italia ed in Europa alla repubblica, esso ha ancora più aderenti dell'altra dottrina del riparto dell'Europa in nazionalità sulla quale è basata la politica piemontese. Mazzini è combattuto dall'avversione generale in Europa alle forme repubblicane, i costituzionali che hanno per bandiera il trionfo delle nazionalità in senso politico hanno per avversari la divisione attuale d'Europa ed il movimento degli spiriti che non senza prediligere il proprio paese, la propria lingua e letteratura, e rammentando con orgoglio le proprie glorie nazionali conduce, mercè il contatto fra i vari popoli di giorno in giorno crescente, all'assoluta cessazione delle antipatie nazionali che perdurarono già troppo. La parte veramente colta dei popoli poco si cura della lingua che altri parlano, come le è indifferente la via da altri incamminata a salvamento della propria anima nell'altro mondo. I pregiudizi nazionali come i religiosi sono fugati dal progresso nel vero senso della parola, incompatibile colle teorie degli ultranazionali . C'è l'intuizione qui, insomma, dell'importanza che ha assunto il concetto di nazionalità, nel suo coordinamento col concetto mazziniano di umanità.
Àncora il 5 settembre il Corriere, sempre nell'articolo di fondo, riconosce che, da quando il conte Cavour presentò il suo memoriale al congresso di Parigi non cessò un solo momento l'opinione pubblica in Europa, di occuparsi delle faccende italiane . Per il quotidiano del Mauroner la conseguenza ne sarebbe che, in tale momento, il re di Napoli e qualsiasi altro principe italiano oc non possono per un solo istante stare in forse sui risultati delle loro concessioni, quando queste giungessero fino allo statuto, giacché il costituzionalismo piemontese provò negli otto anni di sua esistenza sufficientemente che la sua azione non è diretta alla prosperità del Piemonte, ma al raggiungimento di risultati impossibili ad ottenersi, senza la guerra e la rivoluzione . Nel 1848 si potevano temere le conseguenze dello statuto, oggi quotidiani atti del governo e del giornalismo piemontese fanno constatare che ciò che vuole il Piemonte è la guerra contro l'Austria.
H primo ottobre il giornale afferma che l'intelligente politica di Pio IX si avvicina ogni giorno più a quella che è la vera soluzione della questione italiana ; il giorno dopo si stima fortunatissimo di constatare che il re di Napoli (riaperse il suo cuore ai sentimenti d'una politica conciliatrice firmando, il 28 luglio precedente, molti atti di grazia in favore di condannati politici, e facendo intrawedere la sua intenzione di completarli in breve con misure più estese . Questo è considerato un successo della corte di Vienna. Il giornale aveva già messo in bel rilievo, il 2 agosto precedente, in polemica con VOpinione di Torino, l'amnistia allora concessa dall'imperatore d'Austria; il 27 gennaio 1857 metterà pure in bel rilievo l' amnistia universale pel LombardoVeneto che l'imperatore accorderà, sospendendo in pari tempo i processi politici pendenti e sciogliendo, come dice il giornale , la commissione speciale di Mantova .
La situazione è greve, torbida. Quando il 10 gennaio 1857 il giornale parla, in un articolo di fondo intitolato Sulle cose di Napoli , dei recenti moti di quel reame, non sa far di meglio che dar la colpa di tutto alla pressione esercitata dai governi di Francia e d'Inghilterra sul Re delle Due Sicilie ,