Rassegna storica del Risorgimento
1850-1857 ; VIENNA ;"CORRIERE (IL) ITALIANO"; MAURONER ALESSAND
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1957
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723
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Il Corriere italiano dì Vienna (1850'57) ed il suo redattore 723
Il motivo della cessazione delle pubblicazioni del Corriere a Vienna ? Non ci è facile saperlo. Si può tuttavia porre un'ipotesi: la rottura delle relazioni diplomatiche fra Austria e Piemonte, la situazione generale italiana quale si presentava nel 1857 rappresentavano il fallimento di tutta quella politica di cui II Corriere era stato Porgano per l'Italia. Tanto l'opera di propaganda persuasiva quanto quella polemica diventavano ormai inutili per il governo di Vienna, che deve avere abbandonato il Mauroner ed il suo giornale a se stessi. D'altronde ben sappiamo che il Corriere non viveva con la sola sovvenzione governativa, ed anche gli abbonati, di fronte all'incalzare degli eventi, saranno venuti a mancare. I tempi erano mutati: dalla difesa di un'Italia letteraria si passava, come e meglio che alla vigilia del 1848, ad un tentativo di conquista di un'Italia politica. La nazione italiana non poteva accontentarsi di voli pindarici e di riconoscimenti morali, non poteva accontentarsi di riforme con le quali, in fondo, a prescindere dalle intime convinzioni di taluno, si tentava di salvare tutta una struttura politica superata dai tempi: la nazione italiana intendeva erigersi a stato.
In questo momento d'altronde l'abbiamo letto sul Corriere stesso del 27 aprile 1856 gli accesi giornali piemontesi venivano contrabbandati oltre il Ticino: erano questi che il pubblico ricercava avidamente perchè rispondenti al suo temperamento, alle sue aspirazioni.
Abbiamo già detto che, nel 1857, con la rottura delle relazioni diplomatiche fra Austria e Piemonte, con tutta la pesante situazione politica quale era quella in cui allora si trovava l'Italia, secondo noi II Corriere Italiano ed il suo redattore, il Mauroner, avevano fallito lo scopo prefissosi. Forse non sarebbe stato così se l'Austria ai fosse messa sulla via del costituzionalismo e del federalismo quale quella auspicata dal Mauroner nel 1848, e se questa stessa via fosse stata battuta anche dal quotidiano italiano da noi esaminato, nel quale invece il Mauroner dovette o volle presentare le sue idee primitive di molto modificate. Una politica del genere presumibilmente avrebbe frenato le forze risorgimentali di tutte le nazioni facenti parte dell'impero, e non è escluso che avrebbe creato pure imbarazzi alla politica unificatrice italiana per quanto questa, ideologicamente avanzata, sentita sempre più dalle popolazioni, per qualche punto se ne sarebbe potuta avvantaggiare: non si dimentichi che in fondo il Mauroner considerò l'unità italiana come un fatto lontano, ma ineluttabile.
In ogni modo ciò che sarebbe potuto essere non è ciò che ci resta. E ci resta la politica austriaca quale effettivamente fu nel decennio di preparazione, ci resta II Corriere Italiano quale effettivamente fu in questa sua più che settennale vita. Ci restano gli articoli del Mauroner o di chi da lui ebbe le direttive, dei quali si può dire che molto spesso partono da premesse chiare e logiche le quali naturalmente portano a delle conclusioni che il lettore spontaneamente fa, ma alle quali non giunge l'articolista, fermato a metà strada, sviato da altre considerazioni: è il compromesso che trionfa e la conclusione sembra troppo spesso essere in antitesi con la premessa.
Ci si può richiamare forse all'opera del giornalismo classicheggiante della prima metà del secolo, che fu sostenuto dalla reazione ed a sua volta la sostenne, che fu in lotta col giornalismo romantico, simbolo delle idee progressive, dei diritti dei singoli, della democrazia, del risorgimento nazionale.