Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; VENEZIA ; VIENNA
anno <1957>   pagina <725>
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LA DELEGAZIONE VENEZIANA A VIENNA NEL SETTEMBRE 1849
È noto come, mentre Venezia eroicamente resisteva ancora, il 14 agosto il maresciallo Radetzky indirizzasse alla città un proclama, invitandola a desistere dall'inutile resistenza; e come, fissando le condizioni della resa, assicurasse a tutti la libertà di lasciare Venezia ed il perdono ai soldati e sottufficiali. Nelle trattative intercorse più tardi fra il generale Gorzkowski ed i parlamentari veneziani, e conclusesi con la convenzione di Mestre del 22 agosto, non solamente vennero confermate e meglio specificate le con­dizioni del proclama precedente, ma venne pure presa in considerazione, evidentemente su istanza dei rappresentanti di Venezia, la situazione eco­nomica della città, dato che il Governo rivoluzionario aveva preso una serie di provvedimenti finanziari e monetari che non potevano esser trascurati perchè avevano profondamente inciso ed avrebbero continuato ad incidere sulle condizioni di Venezia. 11 Comune, che s'era sostituito al Governo rivo­luzionario ed era l'unico ente riconosciuto dall'Austria, veniva ad eredi­tare Lutti gli oneri di quello: pagamenti ancora in sospeso, indennizzi per danneggiamenti, nuovi aggravi che l'Austria non avrebbe mancato di accol­lare per il ripristino d'uffici, acquartieramento di truppe, ecc.; infine e soprat­tutto l'onere della carta moneta e dei prestiti che dal Governo rivoluzio­nario erano stati emessi. La convenzione stabili che la carta del Comune, ridottone il valore alla metà, continuasse ad aver corso forzoso in Venezia, Chioggia e il territorio lagunare, finché, per accordi col Municipio, venisse ritirata e sostituita nel più breve tempo possibile, restando a carico della città l'ammortamento di essa mediante una sovrimposta annua di 25 cen­tesimi per ogni lira di estimo; invece la carta patriottica doveva esser annul­lata e ritirata dalla circolazione.
Si può dire che le clausole della convenzione non fossero, prese alla let­tera, gravi quanto era lecito attendersi; ma ben presto si dovette constatare ch'esse non erano che l'inizio d'una ben più grave politica di reazione e di punizione che l'Austria, rioccupando Venezia, aveva in animo di adottare.
Il 30 agosto Radetzky fece il suo ingresso in Venezia, mentre l'arciduca Sigismondo partiva per Vienna per la simbolica consegna all'imperatore delle chiavi della città; ma già il 27 il Gorzkowsky, divenuto governatore mili­tare e civile, aveva emanato un decreto che, limitando il porto franco e le franchige ad esso inerenti all'isola di San Giorgio, veniva praticamente a sopprimerlo. Si disponeva inoltre che tutte le merci soggette a dazio venis­sero dichiarate all'Intendenza di Finanza entro dieci giorni e smaltite in tre mesi nell'ambito del porto franco precedente. L'isola di San Giorgio era il limite che il porto franco aveva .avuto quando era stato istituito da Napoleone nella sua venuta a Venezia nel 1806, e tale l'Austria, succedendo ai Francesi, l'aveva conservato. Soltanto con risoluzione sovrana del 1830 Francesco I aveva acconsentito, dopo reiterate insistenze della Camera di Commercio, ch'esso venisse esteso alla città ed ai porti di Malamocco, Mu­rano, Lido e le isole fra il Lido e Venezia. La concessione, salutata con entu­siastiche manifestazioni, era etata veramente e fu poi sempre considerata come provvidenziale, perchè, nonostante le limitazioni da cui era accompa-
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