Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; VENEZIA ; VIENNA
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1957
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Giovanni Gambarin
39 voti favorevoli e due astenuti la proposta dell'invio della delegazione, e si nominarono i rappresentanti del Consiglio in seno alla delegazione: il eonte Niccolò Friuli, il eonte Giovanni Correr e il principe GiovanelH, a cui si unirono i due rappresentanti della Camera di Commercio, Giacomo Trevcs de' Bonlili ed Edoardo Becker. Su proposta del conte Sccriman si decise pure d'invitare il Patriarca ad accompagnare la delegazione. E da notarsi che le persone prescelte, per quanto qualcuna di esse avesse avuto alcuna parte negli avvenimenti del biennio, avevano quasi tutte qualche particolare titolo per aver più facile accoglienza a corte. Il Patriarca era consigliere intimo dell'imperatore, gran dignitario e cavaliere di prima classe dell'ordine austriaco della corona ferrea; il Correr consigliere intimo, cavaliere di terza classe del medesimo ordine e ciambellano dell'imperatore; il GiovanelH, il Friuli e il Treves cavalieri di terza classe, il Becker console di Sassonia. Azzardato potrebbe sembrare che, a pochissimi giorni dalla resa, una deputazione si recasse a Vienna per l'annullamento o la sospensione di provvedimenti che testimoniavano nel vincitore uno stato d'animo poco disposto all'indulgenza. La delegazione però figurava soprattutto incaricata d'un atto d'omaggio e sudditanza al nuovo imperatore, un atto di prammatica che continuerà a compiersi dalle singole città del LombardoVeneto, come scrupolosamente verrà registrando la Cassetta, nei mesi successivi.
In attesa dell'autorizzazione a partire, venne preparata, non sappiamo da chi, una memoria da servire di norma alla delegazione. Dopo avere richiamato come l'Austria stessa avesse riconosciuto che la rivoluzione e l'ostinata resistenza erano state opera d'una fazione anarchica e sovvertitrice che aveva ingannato il pacifico popolo veneziano, motivo per cui dovevasi sperare che il nuovo giovane monarca avrebbe ridato il primiero splendore a questa gemma preziosa della sua imperiale corona , e dopo aver ricordati i meriti e l'opera assidua del Governo e del Comune in ogni campo: amministrazione saggia, opere di pubblica utilità e beneficenza, salvaguardia del patrimonio artistico, sviluppo del commercio, delle industrie, delle comunicazioni, opera rivolta nel passato a dare a Venezia una floridezza che l'aveva resa un modello di progresso, il promemoria illustrava i problemi essenziali del momento: il porto franco, il riassetto finanziario del Comune, diminuendo, fra l'altro, la sovrimposta annua per l'ammortizzazione della carta moneta e rinunziando ad ogni altro aggravio di guerra o risarcimento per danni o mantenimento di truppe; prospettava la necessità di rialzare la condizione soprattutto della classe media, riconoscendo almeno per due terzi il debito pubblico contratto dal Governo rivoluzionario coi prestiti e la consegna di preziosi; il cambio della carta comunale con moneta dello Stato per impedirne il progressivo grave deprezzamento; la necessità di conservare e attivare l'arsenale, di condurre a termine la sistemazione del porto di Malamocco ultimandone la grandiosa diga, infine l'opportunità di prontamente sostituire il governo militare con quello civile e di conservare a Venezia la sua funzione centrale rispetto alle province venete. Non si tralasciava infine di esprimere la speranza ohe Venezia non sarebbe stata esclusa dai benefici di quella generale riforma amministrativa che il Governo aveva promesso a tutti i popoli riuniti sotto lo scettro potente dell'Austria .
La delegazione, preceduta via terra dal Giovanclli e dal Treves, fu in grado di partire il 10 settembre sera col vaporo Arciduca Federico. Giunta