Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; VENEZIA ; VIENNA
anno
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1957
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pagina
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729
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La delegazione veneziana a Vienna nel settembre 1849 729
il 13 a Vienna, si presentò al presidente del Consiglio dei ministri, principe di Schwarzenberg, per esporgli il motivo del viaggio e per ottenere per suo mezzo udienza, possibilmente sollecita . dall'imperatore. Ricevutala due giorni dopo, presentò una dichiarazione di omaggio e le ossequiose congratulazioni per la bene augurata assunzione al Trono e per la felice pacificazione ottenuta dalle armi vittoriose, non senza una visibile e speciale protezione del Cielo, in tutte le parti della Monarchia . Ricordata la particolare predilezione di Francesco I e di Ferdinando per Venezia, e come il passato traviamento, comune pur troppo alia quasi totalità dell'Europa , fosse opera non di Venezia, ma di alcuni seduttori e sedotti più stranieri che indigeni (!), assicurava che Venezia si reputava ora fortunata di offrire al sovrano una bella occasione d'inaugurare i principj del suo impero con un atto magnanimo di sovrana clemenza .
La risposta dell'imperatore fu quanto mai misurata. Manifestato il suo gradimento d'accogliere l'espressione di sudditanza come segno di sincero ravvedimento , e di vedere finalmente liberata la città dal ferreo giogo de' suoi oppressori , concludeva: Voi mi assicurate essere stati vittime, anziché complici, di costoro: comecché sia, voi foste gli ultimi a sottomettervi al legittimo potere; siate d'ora innanzi i primi ad obbedire alle leggi, senza cui le Nazioni e gli individui vanno in rovina. Unite perciò tutti i vostri sforzi ai miei, onde possa rinascere l'antica vostra floridezza, insieme con la già specchiata vostra fedeltà . C'era in quell'accenno agli sforzi comuni una promessa; ma il richiamo all'essere stata Venezia la più ostinata nella ribellione doveva chiarire alla deputazione quali fossero gli umori viennesi verso Venezia e attenuarne le speranze. Comunque, essa nei giorni successivi visitò i singoli ministri, e più. volte quelli aventi più stretta attinenza con i problemi da esaminare. Di concerto con quelli vennero approntate tre distinte memorie, di vivo interesse, che i limiti della presente comunicazione mi obbligano di riassumere brevemente. La prima, ricordando quale impulso il porto franco avesse dato all'economia veneziana e quali danni deriverebbero dalla sua limitazione, si soffermava soprattutto sul principale motivo addotto per giustificarne l'abolizione, motivo neppure accennato nel promemoria preparato a Venezia, e che perciò è da supporre venisse esposto alla delegazione soltanto a Vienna; ossia che il porto franco favoriva l'esteso contrabbando esercitato da Venezia. L'accusapretesto vi veniva ampiamente confutata; in particolare si obbiettava che la condizione topografica stessa della città rendeva quello, se non impossibile, assai più difficile rispetto ad altre città dell'Impero. Si insisteva perchè, al peggio, il porto franco venisse conservato a tutto il 1850, termine contemplato nella precedente concessione di Ferdinando I. K
La seconda memoria, accompagnata da prospetti, insisteva sulla necessità che non tutte le passività lasciate dal Governo rivoluzionario (fra prestiti e carta moneta esso aveva superato i 48 milioni) dovessero gravare su Venezia, ma parzialmente sul debito pubblico del Regno, in quanto sin dal maggio del 1848 il Governo provvisorio di Milano aveva acconsentito che tutti i debiti contratti dai due governi rivoluzionari si considerassero debito nazionale, ed in quanto i comitati delle province venete avevano riconosciuto il Governo veneziano e s'erano dichiarati disposti ad accettare le sue deliberazioni anche nel settore finanziario. da notare che il già