Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; VENEZIA ; VIENNA
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1957
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730
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Giovanni Gambarin
ricordato promemoria preparato in precedenza a Venezia accennava anche ad un diritto di rivalsa che l'Austria avrebbe potato esercitare presso gli Stati che avevano inviato truppe a Venezia, particolarmente lo Stato Pontificio, truppe al cui mantenimento essi s'erano impegnati, mentre il peso poi era gravato solo su Venezia. Ma di questa rivalsa, forse per non suscitare ricordi poco graditi all'Austria nei riguardi del Papa e del Borbone, la memoria non faceva più parola 1
Queste due prime memorie furono sottoscritte da tutti i membri della deputazione; la terza invece, riguardante la sorte degli impiegati militari e civili e delle maestranze dell'Arsenale, si credette opportuno, su consiglio del ministro De Bruck, che fosse presentata solo dal Patriarca, sembrando che la sua voce in argomento siffatto dovesse giungere più. efficace al cuore del sovrano. In essa il Menico, prospettato il gravissimo danno che si sarebbe creato con la rimozione degli impiegati si militari che civili, chiedeva che si procedesse ad un diligente discernimento fra i veramente colpevoli e quelli che cedettero loro malgrado alla forza delle circostanze e al dovere di mantenere le proprie famiglie , e che nel dar corso alla giustizia si usasse di quella clemenza ohe è nella vittoria il maggior ornamento d'un potente Monarca . Ma più particolarmente si prospettava la situazione dell'Arsenale, quasi città manifatturiera dentro un'altra città; si richiamava il secolare splendore di questo cuore di Venezia, donde si dirama in tutte le sue vene un sangue vitale , e che tante cure aveva avute dal giovane arciduca Federico, morto poco prima della rivoluzione. Non si mancava di esporre quali incalcolabili conseguenze, anche nell'ordine pubblico, avrebbe avuto la soppressione di questa fonte di vita. Infine, sebbene in tono minore, il Patriarca chiedeva che non si aggravassero con enormi tasse di guerra le possessioni di terraferma di quelle famiglie che, trovandosi in Venezia durante la rivoluzione, avevano volenti o nolenti versato contributi o prestiti ad essa. Concludeva ch'egli si era creduto in dovere d'innalzare queste preghiere sotto il triplice aspetto di Patriarca, di Deputato e di Consigliere intimo di S. M. I. e R. .
Preparate le tre memorie, la deputazione ottenne una seconda udienza dall'imperatore, al quale le presentò, supplicandolo di volerle prendere in benigna considerazione ed apporvi la sovrana segnatura per la più sollecita e felice evasione . In nuovi colloqui coi ministri la deputazione si mostrò disposta a fermarsi in Vienna anche più a lungo, ove ci fosse adito alla speranza di riportarne qualche più, concreta assicurazione; ma avendo avuto risposta che, per la moltitudine delle cure da cui il ministero era oberato, non si poteva presumere che i problemi veneziani fossero in breve tempo presi in esame, il primo ottobre la delegazione prese la via del ritorno, confortata essa riferisce nella relazione presentata al Municipio dalle più favorevoli e ripetute espressioni dei signori Ministri . Ma non è da escludere che il tono piuttosto ottimistico della relazione fosse dettato dal desiderio di rialzare gli spiriti depressi. Essa sorvolava fra l'altro, sul modo onde dapprima era stata accolta a Vienna. Meglio ce ne informa il Cicogna nel suo Diario. Brusco egli annota fu il ricevimento fatto dal ministro Schwarzenbcrg, che loro rimproverò la cieca resistenza di Venezia, per cui ci avete fatto perdere trentamila uomini. Giunto Radetzky a Vienna, tornarono al ministro, e andarono all'udienza di S. Maestà, e furono ricevuti