Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; VENEZIA ; VIENNA
anno
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1957
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pagina
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731
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La delegazione veneziana a Vienna nel settembre 1849 731
con parole miti e lusinghiere. E ciò a merito di Radetzky, il quale mostrassi favorevole a Venezia e ama di venir qua come governatore o luogotenente militare . Può darsi risponda al vero questo più. indulgente atteggiamento del maresciallo, anche in vista delle promesse da lui fatte; meno fondato ci sembra il motivo supposto dal Cicogna, giacché è da credere che il vecchio maresciallo, dopo i mietuti allori, aspirasse a più che una luogotenenza in Venezia: e difatti egli venne nominato governatore del LombardoVeneto. È evidente che, dato il modo come le cose s'erano svolte, immediate ripercussioni non ce ne potessero essere. Poteva bene la Gazzetta (7 ottobre) parlare di prospero e lieto avviamento dei commerci e delle industrie; ed un corrispondente della Presse di Vienna informare (12 ottobre) che chi visita Venezia non s'avvede di alcuna traccia del passato, appena scorso , e crederebbe che Venezia non fosse mai stata fuori del dominio austriaco: ordine e pace, anzi persino allegria . La verità è che la miseria cresceva, e con essa il malcontento. Con lettera del 23 novembre al Radetzky il Municipio lamentava che, contrariamente a quanto stabilito nella capitolazione, si continuassero ad infliggere multe di guerra: esser convinzione del Municipio che tali multe fossero effetto di condanne precedentemente pronunciate (quando?), non potendosi nemmeno supporre per un istante che il Governo di S. M. non dia ai suoi sudditi quanto ha promesso, tolga quanto ha loro conceduto, punisca dopo proclamato il perdono ; sembrare alla niente dei più, incomprensibile che dopo un'amnistia abbiano a soffrire una pena . Solo alla fine del gennaio successivo il Radetzky notificava che, volendo avere un. giusto riguardo all'attuale condizione economica di Venezia e territorio , accondiscendeva a ridurre per l'anno in corso la quota di 25 centesimi per ogni lira censuaria di rendita a centesimi 5; e quando nel marzo visitò la città, per interessamento del Puchner, governatore, riattivò il soldo di aumentazione agli impiegati compromessi e sospesi e sollecitò alcuni lavori nell'arsenale. Quanto al porto franco, ch'era il problema più importante, egli ne studiò col Negrelli il trasferimento da San Giorgio alla stazione di Santa Lucia, dove si sarebbe costruito un grandioso entrepot , ma non si giunse a nessuna conclusione* H porto franco continuò ad esser argomento di discussione e di polemica sui giornali, propugnato specialmente dal battagliero quotidiano H Lombardo Veneto, combattuto dalla Gazzetta. Una luce di speranza parve accendersi quando, ai primi di aprile, lo Schwarzenberg chiamò a Vienna il Priuli, il Giovanelli e Giuseppe Reali, presidente della Camera di Commercio, perchè prendessero conoscenza dello statuto del Regno, prima che fosse sottoposto alla sanzione sovrana. Ma non si direbbe che rosee previsioni si allacciassero, a giudicare dal contegno del Priuli. Mentre trovavasi a Vienna, al barone ]?ini che gli annunziava la proposta del Consiglio comunale di eleggerlo podestà, rispondeva declinando l'offerta, e dopo avergli esposti i motivi personali, più o meno convincenti, concludeva: A tutto ciò mi permetto di aggiungere che provo nell'interno dell'animo mio l'ingrato convincimento che mancherebbero in me capacità, forza e coraggio, indispensabili per la reggenza d'una città desolatamente sfasciata nella sua comunale amministrazione, depauperata dei principali suoi redditi od esausta in ogni fonte di attività. Àggiungesi inoltre un mio fatale presentimento, che il presente ed eccezionale stato di questa malaugurata città sia per estendersi lunga-