Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; VENEZIA ; VIENNA
anno <1957>   pagina <732>
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Giovanni Gambarin
stente nelle sue conseguenze, non potendo ravvisare raggio di speranza nella municipale e cittadina prosperità, da che Venezia venne spogliata del libero suo commercio, affievolita nelle gloriose e sotto qualunque Governo animate officine del suo Arsenale, danneggiata ed avvilita pel trasloco degli uffici cen­trali e persino di quello che tutta Europa venera con atto di riconoscenza per la saggezza di quelle veneziane secolari istituzioni che rimossero il flagello delle pestilenze... L'affetto per la sventurata mia patria vivrà in me forte ed animato fino all'ultimo mio respiro, e mi lusingo d'averne data una novella e non equivoca prova nella obbedienza ad mtervenire nel mio attuale soggiorno (Vienna). Ma assai più significativa la lettera franca e coraggiosa che nel lo­glio il Priuli, prima di lasciar Vienna, rivolgeva direttamente all'imperatore.
Sacra Maestà! Perdonate, Maestà, al sottoscritto veneziano Vostro umi­lissimo suddito, perdonate t'ardire d'innalzare a favore detta sventurata sua Patria V'accento del dolore e della sua straziante amarezza* Venezia, quella Venezia che nella prima Vostra giovinezza Vi accolse raggiante della pifc flo­rida prosperità, langue ora e si strugge in un deplorabile stato di deiezione e di avvilimento, spagliata del Ubero suo commercio, privata de? principali Uffici centrali traslocati a Verona ed a Trieste, deserta nel suo Arsenale, smunta-dalie esorbitanti passate e presenti gravezze, abbandonata da negozianti fora-stieri, disertata da migliaia di abitanti, vedovata da tanti capi di famiglia colpiti dalla proscrizione, presenta il quadro della più desolante miseria, vigilia infausta, ma certa, della prossima sua distruzione.
Sacra Maestà! Alla deputazione veneziana spedita a Vienna nel passato settembre, e della quale ebbi l'onore di formar parte, Voi ripeteste queste memo­rande parole: Unite tutti i vostri sforzi ai miei, onde possa rinascere l'antica vostra floridezza, assieme colla più specchiata vostra fedeltà.
A questa specchiata fedeltà si attenne rispettosa ed obbediente Venezia dopo il ritorno dell'ordine, dopo il ristabilimento dell'Austriaco Dominio. Ma egli è pur doloroso, Maestà, il rimirare nel suo giornaliero e rapido decadi*' mento che te speranze pronunciate dal Vostro labbro paterno, ed effuse nel cuore de9 Veneziani, non abbiano dato alcun germoglio.
Aprite, o Maestà, il Vostro cuore alla compassione verso d'una città che si conservò fedelissima nei suoi giuramenti fino a quel giorno in cui le nebbie rivoluzionarie offuscarono tutte le Monarchie, e non si avrebbe mancato, ove non fosse mancato, è pur forza il dirlo, il fatale e deplorevole abbandono de* suoi Governanti. Rammentate, o Maestà* che Venezia per cifra di popolazione è la terza città del vastissimo Impero Vostro, ch'ella è il secondo de* Vostri porti di mare, ed è finalmente la prima, anzi l'unica, per la sua meravigliosa posizione pei suoi monumenti, per la sua storia. Queste gloriose memorie, questi monumenti richiamano tutta Europa a tener fisso uno sguardo di pie­tosa incertezza sul prossimo destino della avvilita e vetusta Regina dei mari..
Ma Voi non permetterete, Maestà, che la storia, giudice imparziale e severa dei Re, scriva con indelebili caratteri: Venezia sorta dalle acque nei tempi della barbarie, trovò la fine nel secolo del progresso.
No, questo non avverrà; e la Sacra Maestà Vostra, allontanando tanta iattura, coglierà la benedizione e la riconoscenza dei cento e più mille abitanti delle Lagune dell'Adria.
Di V. M. I. e R. umil.mo, dev.mo e fedelissimo suddito Nicolò Priuli*