Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; VENEZIA ; VIENNA
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1957
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pagina
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733
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La delegazione veneziana a Vienna nel settembre 1849 733
Ma passarono ancora dei mesi prima che si pensasse a qualche concreto provvedimento. Nel settembre si riunì presso la Luogotenenza una commissione istituita dal Consiglio dei ministri per avvisare i mezzi onde venire in soccorso della situazione di Venezia . Quali provvedimenti suggerisse è facile immaginare, se un he! giorno (13 novembre) la Gazzetta, che aveva sempre combattuto il porto franco persino contro la non meno ufficiale Gazzetta di Milano, giudicando che Venezia non poteva uscire dalla condizione di provincia al pari delle altre città del Veneto e che non era né Trieste né Livorno, uscì a difendere il porto franco ed a reclamarlo come unica tavola di salvezza. H giornale che aveva sempre descritto a tinte rosee le condizioni di Venezia, ora ne tratteggiava un quadro quanto mai nero. Desolante s'affaccia anche a noi lo spettacolo d'ima popolazione, tra per guerra, per fame, contagi ed esigli menomata di numero, di forze scaduta; scorgiamo anche noi i tanti appigionasi d'ogni quartiere della città più abitato poc'anzi, le botteghe e i fondachi chiusi, estinti i negozii, migrate altrove le ditte primarie o già ritiratesi dalla mercatura; anche a noi strazia l'anima per le vie, sulle piazze, nei caffè, nelle chiese, l'errante mendicità . Concludeva augurando con impeto di desiderio che volessero subito stendere Ministero e Monarca soccorrevole mano a questa cadente Odalisca de' mari, riconfermandole il godimento del suo privilegio . Si tendeva così a preparare lo spirito pubblico a quella concessione che doveva costituire uno dei motivi per cui meno fredda e ostile riuscisse l'accoglienza alla progettata visita dell'imperatore. Quando il 27 marzo del 151 egli giunse a Venezia, la sera, durante lo spettacolo di gala alla Fenice, presenti anche l'arciduca Massimiliano e il Radetzky, si sparse la voce che il sovrano aveva concesso il ripristino del porto franco, voce confermata la mattina dopo dalla Gazzetta, che a caratteri cubitali riferiva il decreto. La visita alla città ed alle sue istituzioni si protrasse a tutto il 2 aprile, con un succedersi di manifestazioni più. o meno comandate, e di promesse, scriveva sempre il giornale ufficiale, concrete , poiché l'imperatore vuole la felicità praticabile del suo popolo; s'ispira alla storia e non al romanzo; vuol migliorare le condizioni reali della vita, e pertanto rifugge dalle apparenze ingannevoli dell'utopia. Si sa bene che cosa intendesse l'Austria per utopia! La visita dell'imperatore voleva segnare una svolta della politica austriaca nel LombardoVeneto. Ci si illudeva che, sostituendo la carota al bastone, si sarebbe mutato lo stato d'animo dei sudditi. Troppo tardi! Già nel giugno e nei mesi successivi il Cicogna doveva registrare nel suo Diario perquisizioni e arresti a Treviso, Padova, Verona, Venezia per discorsi imprudenti, per sospetti di corrispondenza mazziniana , ecc. Si profilava già all'orizzonte l'ombra triste delle forche di Belfiore, destinate a render ancor più profondo ed incolmabile il solco fra l'odiato dominatore ed un popolo che non poteva certo dimenticare l'antica sua indipendenza e le epiche gesta del biennio glorioso.
GIOVANNI GAMBA W
!.) Tralascio per brevità ogni indicazione bibliografica, limitandomi a diro che la presente comunicazione è condotta soprattutto augii atti esistenti presso l'Archivio del Comune di Venezia. Notìzie sono pure attinte dal Diario di Emanuele Cicogna, manoscritto presso il Museo Civico Correr, e dai documenti ohe Io accompagnano.