Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; INGHILTERRA ; DAWKINS GEORGES CLINTON ; VENEZIA
anno <1957>   pagina <735>
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La rivoluzione veneziana vista dal Console inglese 73 5
biezione a questo dispaccio, e continuò col citare i rapporti di Dawkins come prova che la severità di Palmerston avrebbe dovuto rivolgersi contro la Francia piuttosto che contro l'Austria.1) Dawkins, infatti, aveva tanto poco amore per i Francesi quanto poca fiducia nei Veneziani.
È facile chiarire i fini generali della politica di Palmerston nel periodo della tentata mediazione anglo-francese in Italia, dall'agosto al dicembre 1848. Egli voleva restaurare, o preservare, la pace nell'Italia settentrionale. Voleva distaccare la Lombardia dall'Austria e darla al Piemonte, piuttosto che creare una republica lombarda indipendente, soluzione quest'ultima che sarebbe stata meglio accetta alla giovane repubblica francese. Ma Palmer­ston non intendeva privare l'Austria di Venezia. Voleva rafforzare il Pie­monte come stato-cuscinetto tra la Francia e l'Austria, ma voleva far questo alle spese della Lombardia austriaca, non dell'austriaca Venezia. La ragione della sua politica verso Milano è dunque chiara; ma perchè sarebbe stato tanto ansioso di conservare Venezia all'Austria ? Perchè voleva privare il Governo provvisorio di Manin non solo di un'esistenza indipendente, ma anche della meno ambita alternativa, l'unione con il Piemonte ? Può avere avuto qualche peso il desiderio di conciliarsi l'Austria, e di rispettare i desideri della regina Vittoria; ma non è probabile che Palmerston si lasciasse influenzare troppo da simili considerazioni. Si è forzati a concludere che egli aveva una nassa opinione dei Veneziani e del loro governo provvisorio, e questa opinione si era formata largamente sui rapporti del suo agente sul posto.
Nel 1848 il console Dawkins non era da lungo tempo in Italia. Dal 1841 al 1846 era stato segretario privato di Lord Aberdeen, un ministro noto per la sua antipatia per la causa del nazionalismo italiano. Questo passato ufficiale, e due soli anni di residenza in Italia, non avevano fatto nascere in Dawkins quell'amore per l'Italia ed i suoi abitanti che è caratteristica comune di tanti diplomatici inglesi. In questo egli contrastava con il Viceconsole Campbell, che lasciò a Milano durante i fatidici mesi del 1848-49, mentre egli stesso era a Venezia. Campbell, un ufficiale di marina, era in Lombardia dal 1836, e i suoi dispacci mostrano una profonda simpatia per gli Italiani. 2) Se fosse stato a Venezia nel 1848-49 al posto di Dawkins, la politica inglese avrebbe potuto essere notevolmente diversa.
Lo studio dei rapporti di Dawkins in quei mesi drammatici è interessante dal punto di vista psicologico oltre che da quello storico. All'inizio dei 1848 egli appare un capace funzionario, che dà degli eventi un rapporto imparziale. Dapprincipio la rivoluzione non lo turbò eccessivamente, ma quando l'assedio e il colera strinsero la presa su Venezia, quando il cibo divenne scarso e i bom­bardamenti austriaci più persistenti, parve che Dawkins soggiacesse ad una forma di claustrofobia, finché i suoi dispacci divennero sempre più lamentosi e bisbetici, il suo linguaggio verso il governo veneziano sempre più offensivo, e la sua speranza fu che gli Austriaci tornassero al più presto possibile.
L'inizio del '48 lo trovò a Milano, sede abituale del console generale. I suoi rapporti sugli incidenti che precedettero la rivoluzione milanese, come ad esempio il boicottaggio dei tabacchi da parte dei milanesi, erano per la inag-
1) Lettera o/Quem Victoria pp. 197-198, voi. II, edizione del 1908.
2) Elenco del Foreign Office per gli anni 1848-1871. Dawkins morì nel 1871.