Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; INGHILTERRA ; DAWKINS GEORGES CLINTON ; VENEZIA
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1957
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pagina
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741
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La rivoluzione veneziana vista dal Consóle inglese 71
ed credulity , e all'abilità del governo nello sfruttare traeste caratteristiche. A questo punto, comunque, egli si sforzò di alutare le trattative di pace, e in un senso favorevole ai Veneziani. Il plenipotenziario austriaco, de Bruck, aveva insistito perchè gli Italiani, i quali erano un tempo stati ufficiali del? l'esercito austriaco, e avevano poi preso parte alla rivoluzione, fossero esiliati. Dawkins fu abbastanza illuminato da far rilevare a Palmerston che una simile condizione, riferendosi ad un rilevante numero di persone, era altrettanto crudele quanto impraticabile. *)
In agosto Dawkins rinnovò il suo incoraggiamento alla rèsa in una nota ufficiale a Manin,2) il quale rispose con un lungo dispaccio esprimendo sorpresa e rincrescimento per il consiglio del console. 8) Il bombardamento austriaco era ormai continuo. H 5 e 6 agosto l'Assemblea veneziana si riunì. in sessioni segrete, e Manin annunciò ohe era ormai impossibile prolungare la resistenza. In risposta a un deputato che chiedeva se si potesse ottenere qualche assistenza dai consoli stranieri, Manin lesse la lettera di Dawkins e una lettera del console francese, il quale pure raccomandava la resa.4)
Una settimana più tardi Dawkins attendeva ancora invano l'annuncio della resa. Disperato, egli scrisse a Bidwell:
You cannot conceive the wretched state ive are in or hoio heariily sick I am of this confinement which is reaUy knocking me up. Cholera is raging hcre, Manin, our Presidente is Ifeargoing mad. or at least acting like a madman and I am nearfy driven mad and get no comfort from anyone.s)
Prima della fine di agosto venne la resa, gli Austriaci rientrarono a Venezia, e l'infelice Dawkins ottenne finalmente la licenza che aveva chiesto in giugno. 6) L'assedio di Venezia era stato probabilmente l'unico evento drammatico nella vita di un incolore funzionario. Egli lasciò per sempre l'Italia nel 1852, quando gli Austriaci fecero obbiezione alla presenza di consoli stranieri nel LombardoVeneto. In seguito egli rimase in Gran Bretagna quale segretario privato di Lord Aberdeen.
Data la leggendaria capacità di lavoro posseduta da Palmerston, non si può dubitare ch'egli leggesse i dispacci del suo console a Venezia con grande attenzione. Quale fu il peso di essi sulla condotta dell'Inghilterra ? È una questione che rimane aperta. Tuttavia proprio in essi è forse possibile trovare la risposta ad un interrogativo che altrimenti resterebbe sospeso: perchè Palmerston si era rassegnato al ritorno di Venezia in mani austriache per tutto il 1848, nonostante la sua fondamentale convinzione che vi fossero scarse probabilità che Austria can maintam usef ul or permanent possession of a Country whose inhabitants are so deeply and universally imbued with an uneonquerable aversion to Austrian Sway ? 7)
HARRY HEARDER
1) F.O. 7/371, No. 32, 18 luglio 1849.
2) F.O. 7/371, No. 34 e allegati
3) F.O. 7/371, No. 35 e allegato. é. F.O. 7/371, No. 36.
S) F. 0. 7/372, lettera privata; 14 agosto 1849. Parte di questa citazione è contenuta nella sunnominata Appendice del prof. Trevel.yan. *) F.O. 7/372, No. 36/ 7) A. A, voi. LVITI (1849), p. 494, No. 436, Palmerston a Ponsonby, 9 ottobre 1B4B.