Rassegna storica del Risorgimento
EMIGRAZIONE POLITICA ; CASATI AGOSTINO
anno
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1957
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pagina
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751
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Vita d'esilio di don Agostino Casati veronése 751
Senza notevoli inconvenienti trascorse, come Dio volle, anche per Spi-limbergo il fortunoso quarantotto; si giunse a quel benedetto giorno di San Silvestro in cui l'arciprete Gasati non seppe metter freno ad uno dei suoi generosi scatti d'italianità che non passando inosservato dovette poi scontare a caro prezzo. Il Cavedalis, in Venezia, lo riseppe subito e, intuitene le tristi conseguenze, s'adoprò del suo meglio per prevenire Tira ed i fulmini del nemico. Don Casati, prudentemente avvertito, non se ne ' allarmò troppo e, non tenendo conto di quelle amichevoli raccomandazioni, incappò nella pena; e gli convenne duramente pagare di persona.
Come andasse la cosa è narrato, senza specificazione di nome, con bella efficacia dallo stesso Cavcdalis nei suoi preziosi Commentarìi narrazione che trova piena conferma nella documentaria testimonianza del tempo. Ecco, adunque, quant'egli ebbe a scrivere: Nell'ultima sera dell'anno, all'ora tarda, in cui i cristiani soglionsi radunare al tempio per rendete grazie del passato e impetrare dal cielo le benedizioni pel futuro, l'intrepido pastore di una piccola antica terra, prostrato ai piedi dell'altare, esposto il Sacramento dinanzi al suo popolo desioso ed esaltato innalzava, novello Aronne, la sua voce. Supplice dapprima, prorompea in singulti sulle disavventure d'Israele; riaccendeva poscia alla fermezza alla speranza per la liberazione.
Ergevasi infine a benedire coloro che spargevano il sangue per la Patria e specialmente il di lei figlio primogenito, che il Dio degli eserciti trasse e sorregge alla testa dei combattenti onde, a guisa di Mosè, li conduceva attraverso il Mar Rosso. Erano quel tempio, quella terra in margine al Tagliamento ove nacqui.
Fra il popolo commosso e stupefatto, impressioni differenti si eccitavano; i primi affetti, le sacre rimembranze dei parenti, degli amici ed insieme l'invidia disperata, la malignità sogghignante in quel recinto, in quel punto, serpeggiavano pel cittadino che s'immolava al nome vano di una patria italiana. Un fido messo speditamente ci recava la notizia in Venezia e da colà si misero eccitamenti a mezzo onde il sacerdote venisse in salvo tra di noi.
Un'inquisizione, però, erasi aperta sul discorso del parroco e poco appresso egli fu tradotto in carcere al forte di Osoppo. Perdonava indi il Governo e lo stesso poter militare dell'Austria all'infelice detenuto, non però la persecuzione dei concittadini smettevasi, finché non l'ebbe cacciato con novelle accuse all'esilio !
Rancori privati che si associavano alle pubbliche dissenzioni I Cosi, al fosco lume della face inestinguibile delle itale discordie, terminava anche l'anno 1848 .l)
S'è già detto che don Casati aveva in paese autorevoli ed accaniti avversari i quali, di quando in quando, mettevano in circolazione contro di lui satire ed epigrammi poetici con accuse semplicemente tremende, non dirò per un ecclesiastico, ma per un qualsiasi galantuomo mettendone in dubbio ed io. ridicolo ingegno, dottrina, moralità.2)
J) G. B. CAVEIMI.IS, / Commentari con introduzione e note di V. MARCHESI, Udine, Doretti, 1928-1929, voi. II, p. 117.
2) Un bel, anzi un meschino-gruppetto, l'ho trovato raccolto in una miscellanea manoscritta di memorie diverse e familiari compilato dallo Spili mherghese nvv. Gian Vincenzo Fa* biani posseduto dal Prof. Guido Fabiani fondatore e già direttore del Corriere delle Maestre di Milano. Nel predetto manoscritto sono trascritti molli documenti che ci permettono la ricostruzione delle patriottiche vicende e le memorie difensive dell'arciprete Casati.