Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA ; CASATI AGOSTINO
anno <1957>   pagina <755>
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Vita cPesilio di don Agostino Casati veronese 755
emanato era tuttavìa efficiente da tre anni: la destituzione dalla parroc­chia e la conseguente vacanza della medesima senza gravami d'obblighi di sorta da parte del nuovo eletto* verso il decaduto antecessore Il duro prov* vedimento era stato emesso dalla curia concordiense su espressa richiesta dell'I. R. Governatore del LombardoVeneto, in seguito a decreto del 18 settembre 1852 della S. Congregazione dei cardinali interpreti del Con­cilio tridentino motivato dal fatto che, il già arciprete di S. Maria Maggiore di Spilimbergo, era ritenuto reus perduellionis et in exilio proinde verse tur . Non si perdette per questo d'animo don Casati circa la possibile riammis­sione al beneficio parrocchiale, tanto è vero che, appena una settimana dopo quel! 'annuncio (18 novembre 1852), trasmise al vescovo un lungo e docu­mentato memoriale d'opposizione al provvedimento che lo riguardava mirante a dimostrare l'illegalità del medesimo e la ferma volontà di persistere nella protesta, ritenendosi ancora, canonicamente, l'unico arciprete della catte drale spilimberghese.
Copia dell'atto fu da lui inviata in Friuli al vicario parrocchiale per co­noscenza, mentre, all'esposto d'opposizione, andava unita una nobile accom­pagnatoria pel vescovo, alla di cui umanità e cristiana benevolenza parti­colarmente raccomaudavasi affinchè si degnasse dargli una sollecita risposta. In caso contrario l'arciprete si diceva disposto a cercare altre vie per la tutela del suo decoro e dei suoi interessi, ricorrendo magari anche alla pubblicazione della sua protesta nei giornali politici del regno sardo con molto disdoro dell'episcopato che soggiace alle laiche imposizioni .l) Lo pregava, infine, di scrivere direttamente a mons. vicario capitolare dell'arcivescovo di Torino, mons. Ravina, perchè non gli fosse almeno negata la celebrazione della Messa, unica risorsa che gli restava per vivere, posto che ora - in conseguenza del decreto 4 novembre 1852 - il medesimo non si riteneva autorizzato a consentirgliela. Il povero arciprete invocava il celebret con frasi così vive e pietose che mettono vivamente a nudo la sua meschina condizione di vita in esilio.
e Ho detto messa persino in prigione scrive e che non la possa dire adesso! Non le raccomando di fare elogio di me, ma pura e mera giustizia e con tutta la possibile sollecitudine. Gli è da domenica che non la dico e, se non ho questo aiuto, non ho neppure l'altro di predicare e sarò costretto andare all'accatto per non morire di fame. Qualche dì della settimana pa­tisco la fame: non mi vergogno di asserirlo, perchè è per decoro dell'abito' di cui mi glorio, anche in mezzo a tanti vilipendi di esso... .s)
1) Quanto ciò fosse vero è confermato da altro decreto poliziesco a carico di tre inse­gnanti del seminario di Concordia e comunicato per l'esecuzione a mons> vescovo: n. 10 P. R. Generale di Cavallerìa De Gorzkowski, Venezia, 12 settembre 1850. Fatto riflesso al contegno politico dei sacerdoti Cicatto Antonio, Battolassi G. Battista e Zannicr Mattia, tatti e tre professori di quel Seminario e per evitare, pel loro esaltamento, il sovvertimento della scola­resca. Sue Eccellenza il Sigi Maresciallo, con ossequiato dispaccio 6 corrente mese n. 1104/R ha trovato di ordinare la loro dimissione dalle cattedre rispettivamente occupate .
2) pu5 essere utile ricordare un romanzo del tempo in eoi sono narrate, con bulla evi denza e naturalezza, le tristi -vicende d'un parroco lombardo esule in Piemonte perchè assai simili alle angustie del nostro don Casati. Cfr.: GIOVANNI DANEO, Memori ài un Gdanluomo, Torino, Grato Scioldo, 1880).