Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; BIGNAMI CARLO ; BOLOGNA ; VENETO
anno <1957>   pagina <759>
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Carlo Bignami e il 1 Battaglione Civico bolognese 759
A Cavanella, il generale in capo mandò il generale Andrea ferrati, con quattro battaglioni, tra i quali quello comandato dal colonnello Bignami, con rordine di fare uua ricognizione, per rilevare le forze del nemico e lo stato delle fortificazioni. Quale fa la parte avutavi dal Battaglione Bignami è detto nell'Itinerario, che produco, per primo. La pagina, per quell'episodio, è di particolare interesse* L'arido registro, per un attimo, diventa narra­zione minuta ed esauriente.
A Marghera, il 19 luglio, furono impiegate soltanto quattro compa­gnie del Battaglione Bignami, distribuite lungo il Lido e nell'Isola di Torcello, e cioè: la 3a e metà della 5a al forte Alberoni, la 6a a Torcello e la e metà della 5a a Pelestrina, distante da Venezia 20 miglia . Le due prime compagnie erano state lasciate a Venezia.
Nell'Itinerario, che si ferma al 26 ottobre, non è cenno della parte avuta dai Bolognesi nella incursione del 27 ottobre, a Mestre. Impiegati nella co­lonna di centro, insieme ai Milanesi, furono tra quelli che più vi si distin­sero, portando l'azione a fondo contro i nemici, e infliggendo loro gravi perdite.
H generale Guglielmo Pepe, sul fatto di Mestre, in un suo ordine del giorno, in data 1 novembre successivo, ricordando i Lombardi ed i Bolo­gnesi, che presero parte a quel combattimento, dice che disprezzavano ogni ostacolo, come si fa da chi è deciso a vincere o morire , ed avevano mostrato la calma, l'ordine, l'ardire da onorare i più esperti veterani , concludendo: Allorché una nazione possiede Milano e Bologna essa di ne­cessità romper debbo le più salde catene .
Nel Rapporto n. 329 del Governo provvisorio di Venezia, a Sua Eni. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, e Ministro degli Affari esteri del Governo della Santa Sede in Roma, in data 26 ottobre 1848, a firma Manin, Oraziani e Cavedalis, pur con critiche non lievi, né poche ai pontifici ed anche ai mi­liti dipendenti da Carlo Bignami, sul comportamento dei pontifici, in gene­rale, è detto: Dal primo giorno che i militi pontifici passarono il Po, sino al giorno che ripiegarono in Venezia, dopo l'eroica difesa di Vicenza, furono l'oggetto delle simpatie, dell'applauso, della gratitudine, che meritarono il loro amore alla causa comune, il loro coraggio, il loro valore, e i loro sacri­fici, e il Governo non si lasciò fuggire occasione per farne loro pubblica te­stimonianza d'affetto, di estimazione e di riconoscenza . lJ
Alessandro Poerio, il poeta gentile che, poi, morì in seguito a ferite ri­portate nella irruzione su Mestre del 27 ottobre, scrivendo alla contessa Maria Teresa Gozzadini Serego Alighieri, le diceva che i Bolognesi in quella città erano moltissimi e meritavano somma lode per l'alacrità con la quale disimpegnavano il servizio militare, per l'esatta disciplina e per l'ardente amore alla canea italiana .
Dopo la proclamazione della Repubblica Romana, il nuovo Governo richiamò da Venezia i civili e i volontari ex-pontifici. Il Governo veneto rin­graziò i Bolognesi e decretò una sciabola d'onore al Bignami. Alla partenza da Venezia, avvenuta il 17 dicembre 1848, segui il rimpatrio tra molte feste.
i) Xrfj Repubblica veneta nel 1848-49, voi. II: Documenti diplomatici, a cura di M. GESSI DRUDI; Venerò, Deputazione di storia Patrio, 1954. p. 450 e sgg.