Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LIBERALI
anno <1918>   pagina <524>
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JE. PasaamonU
nell'anima di molti liberali del granducato la speranza di attuare, li­berata la patria dallo straniero, conservando apparentemente il prin­cipato, un sistema politico che si avvicinasse sensibilmente all'ideale repubblicano, come veniva concepito dai grandi pensatori precursori dell'evoluzione sociale. Ed a siffatti idealisti era il Piemonte causa di timore, come lo paventavano coloro che, contenti dell'indipendenza d'Italia, ma più lieti di quella di casa loro, volevano aver dei vicini, capaci di difenderli, ma non di inghiottirli. Per costoro la liberta della patria si presentava come ideale, che si sarebbe un giorno rag­giunto, purché non ne fossero stati tocchi gli interessi immediati del luogo natio.
Ma per gli uomini della Patria ed anche, diciamolo pure, per il Capponi ed i suoi amici più intimi, la redenzione d'Italia era voluta a costo di qualunque sacrinolo. Il Ricasoli e forse anche il Lambru-schini ed il Salvagnoli avrebbero volentieri rinunziato alla Toscana, al Papato, al Napoletano se, riunendoli in forma politica, il Piemonte avesse saputo trarne le forze per la vittoria finale. Il barone Bettino non era sostenitore del Garignano perchè sentisse di ammirare cie­camente il sovrano ed il suo Stato in tutte le loro manifestazioni, ma perchè riconosceva nell'uno e nell'altro gli elementi indispensabili per la liberazione d'Italia. La sua, purtroppo, era la voce di un solitario e la nostra penisola nel 1848, fra i molti che pretendevano di salvarla, udiva solo un rumore confuso, non un'eoo di spiriti coscienti e possenti.
E non sarà difficile intendere che, dato il loro atteggiamento po­litico, il Ricasoli ed i suoi collaboratori venissero a trovarsi in con­trasto con la maggioranza dell'opinione pubblica del paese, susci­tando in cambio ben poche simpatìe : questo anche perchè, se da un lato additavano la via di salvezza, mostravano anche a coloro, che non li volevano vedere, la corruzione ed il male. Così il 12aprile 1848 la Patria rivolgendosi agli altri principi d'Italia, che attendevano l'adesione del Piemonte alla loro lega per partecipare alla guerra : Pensino , osservava, che i loro troni non possono avere base sicura altro che nella indipendenza nazionale .1 E per chi si fidava in Pio IX il giornale del Ricasoli aveva parole per dimostrare essere illusione il credere alla italianità di un uomo inetto ad operare ed impacciato nelle sue azioni dalla duplicità del suo ministero. Il Pontefice, diceva la Patria non può dimenticare che non avrebbe conservato il dominio temporale del Papato se non l'avesse puntellato con la libertà. Il puntello cadrebbe se non cooperasse alla conquista, alla consolida-
* La Patria, 218, 12 aprile 1843.