Rassegna storica del Risorgimento
DALMEDICO GIUSEPPE GIACOMO ; GARIBALDINI
anno
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1957
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pagina
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810
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810 Federico A. Perini-Bembo
con parole roventi l'impostazione della politica antiebraica e criticò la dichiarazione di guerra da parte dell'Italia, definendola arbitraria, temeraria, assurda, impossibile , Dopo un attimo d'attesa mi consegnò un manoscritto, che documentava l'italianità di molti ebrei, testimoniata soprattutto nelle guerre del Risorgimento. Non ho mai voluto pubblicarlo mi disse --, perchè non ho mai approvato di selezionare gli ebrei dagli altri Italiani, come se fossero qualcosa di più o di meno o di diverso. Ricordi quel che diceva il rabbino veneziano S. Olper nel 1848, infiammando alla resistenza il popolo della nostra citta ? <c Cristiani ed ebrei / semo tuti fradei, / ebrei e cristiani / semo tuti Italiani . Questo spirito di fratellanza, tipico del momento storico, tu ben sai, perchè l'hai desunto dalle tue ricerche e lo hai reso di pubblica ragione, che non era allora dovuto solo ad uno stato emotivo d'euforìa, ma prima, soprattutto e fondamentalmente ad una coscienza popolare più matura di quanto comunemente si creda;l) e oggi forse siamo ritornati indietro ? Si vorrebbe ignorare o, peggio, soffocare il sentimento spontaneo della collettività, perlomeno italiana ? Io tacevo, ascoltandolo; riprese: <c Oggi perciò questo manoscritto potrebbe servire; serbalo: è'una-documentazione obbiettiva....2)
Poi mi chiese di Zara, rammentò altre città ed isole dalmatiche e concluse con parole simili a quelle che riudii due anni dopo da mio padre, poco prima della sua morte: Ricordati però che solo cerchie ristrette d'interessati possono trarre profitto da una guerra perduta o trarre danno da una guerra vinta. Delle vittorie o delle- sconfitte beneficiano sempre o ne pagano il fio i popoli interi. E qui sitratta della nostra Italia . Il suo
1) Nonostante il pensiero poi espresso dal D'Azeglio, sotto alcuni aspetti (specificatamente statuali ) tuttora attuale, il sentimento cornane di nazionalità italiana sempre nel nostro Paese si era tramandato, nei secoli, così da influire spesso in modo determinante sulla politica perseguita nei vari tempi dagli uomini al potere, dì essa decidendone il fallimento od il successo. Nel campo sociale è indubbio che le istituzioni politiche e l'opera svolta dai politici sono sempre stati in ritardo in rapporto alle esigenze avvertite ed alle aspirazioni espresse dai popoli in qualsiasi epoca. Quanto ad ogni modo giova qui riconoscere è che a Venezia il sentimento d'italianità non fu solo particolarmente vigoroso, ma politicamente piò maturo che in altre parti d'Italia, per la funzione propulsiva del processo unitario nazionale esercitato dalla Repubblica di S. Marco, erede legittima e cosciente dell'antichissima e gloriosa Serenissima. Su questo tema ci siamo intrattenuti nella comunicazione presentata al Congresso di storia del Risorgimento italiano, svoltosi a Milano nel 1948. Basterà era ricordare che l'opinione pubblica aderiva con piena spontaneità alle esortazioni del Rabbino Olper, queste jn fondo essendo l'espressione di quella: osmosi che nelle nostre osservazioni di demodossalogia psico-sociale abbiamo di frequente rilevato. Una delle tante prove significative può essere data anche dalle strofe della seguente canzonetta quarantottesca, parzialmente nota, che mia Nonna ricordava bene e cantava: Nicoloti e Castelani / Da sentir più no se gà; / Semo tutti Veneziani,./ Tuti fioi de sta cita. / Certi tempi xe Gnidi, / Né mai più i retornerà, / Via da bravi, atemo unidi,/Ne l'union hi forza sta./ La xe '1 cuor de l'Italiani/Sta magnifica cita; / Coi so milctrozenl'ani/ De moderna civiltà. / Dali'lliria in su ai Furlani/ Dal Cattar fin anso al Po /1 xe Veneti Italiani / Clic ai Croati dixe: " No 1 Con la variante, quest'ultimo verso: Che ai Tedeschi dixe: 4* No 1 ,, .
2) Anche questo manoscritto, troppo accuratamente da me riposto alcuni giorni dopo fra le mie carte a Zara, è tra il materiale non più ritrovata (ved. nota a p. 802). Rammento che fra le tante considerazioni in esso contenute v'era quella relativa agli ebrei italiani più rappresentativi, ebe proprio Venezia (e, subito dopo, Trieste e Fiume) avrebbe dato; l'A. citava i nomi di Maurogonato, Forti, Pincherlc, Ltuszatti e, sebbene solo di discendenza ebraica, dello stesso Daniele Manin (cfr. 4* epv. di questo capitolo).