Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; LIBERALI
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E, Passamonli
faceva nsaltare la nobile figura del re guerriero. Carlo Alberto -asseriva la Patria - non poserà la spada, se non quando gli austriaci abbiano passato le Alpi per sempre.1 Approfittando delle voci, che correvano, su una forte riscossa austriaca nel Lombardo-Veneto, il nostro giornale notava: Gl'italiani non pensino che al pericolo, non provvedano che al pericolo. Raccolgano il gran fascio delle loro forze morali. Il loro dittatore è il loro capitano. Compiano intomo a lui l'esercito d* Italia, formino dietro a lui V esercito d'Italia, preparino per lui il terzo esercito d'Italia. E l'Italia conquisterà da sé stessa la sua indipendenza .a Usando m suo favore di un argomento delicatissimo, qual'era la questione di Massa e Carrara, la Patria la poneva in immediata relazione con l'indipendenza totale della penisola. Ogni parte d'Italia - essa diceva - grande o piccola sente la feroce necessità di stringersi fortemente a chi può farla cooperare meglio alla comune salvezza. Le segregazioni dei paesi sono peggio che peccati municipali : son parricidi della nazione. In questo tempo sublime a un punto e terribile in cui la voce di Dio grida all' Italia unisciti o perisci qual parte d'Italia, ch'è sola, può esitare ad unirsi?.. Sarebbe impossibile di stringere quest'unione se gli Stati d'Italia e specialmente il Subalpino non fossero composti come vuole la natura e la salvezza d'Italia .8-
Cosi la Patria che aveva iniziato la lotta per impedire che nella grande questione italiana fosse prevalsa la tendenza municipalizzante, veniva ora affermando ciò che un mese prima sarebbe apparso insostenibile dalla maggioranza romana e toscana, di approvare cioè, nel problema della Lega, il punto di vista del Piemonte. Ed il Ricasoli era stato validamente assistito; oltre il Lambruschini ed il Salva-gnoli, quando questi aveva dovuto abbandonare Firenze, avevano dato la loro attività alla Patria Celestino Bianchi ed il Massari, che, per la sua intimità con il Gioberti, per la lunga dimora negli ambienti politici piemontesi era alquanto sospetto ai buoni toscani di far gli interessi non dell'Italia, ma del Piemonte.
Bisogna però riconoscere che, non ostante l'arditezza della tesi e la qualità di alcuni collaboratori, per vario tempo gli uomini più illustri del liberalismo toscano non solo approvarono la Patria ma la sostennero nella maggior parte delle sue idee.
La Patria, 242, 6 maggio 1848.
La Patria, 242, 6 maggio 1848-246, 10 maggio 1848.
La Patria, 250, 14 maggio 1848.