Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LIBERALI
anno <1918>   pagina <530>
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E. Passamonti
che l'esercito napoletano voltasse le spalle alla Lombardia e per esser conseguenti si rifiutò ogni aiuto che di Francia venisse offerto*.1 Bisogna, lette queste parole, riflettere che erano scritte, quando Napoli aveva tradito; il Papa sostanzialmente abbandonata la causa italiana: quando Carlo Alberto, con il proclama del 12-agosto 1848, aveva chiamato a sé la nazione perchè si riordinasse a nuovi cimenti e Toscana, sotto il Capponi, pareva ravvivata di un nuovo spirito di italianità, per comprendere, come fosse radicato negli animi il con­vincimento che il Piemonte, approfittando delle circostanze e della debolezza altrui, avesse voluto fare del granducato una propria con­quista. Oncl'è che ogni mossa degli Stati sardi anche quando, sepolto ogni tentativo di unitarismo, fosse stata dettata dalla natura stessa delle circostanze, era interpetrata come voluta da sopraffazione e da violenza.
E la prima manifestazione di questo nuovo stato d'animo dei liberali toscani troviamo in alcune parole che il Capponi il 20 maggio 1848 scriveva al Balbo. Ragionandogli dei moti di Napoli avvenuti in quei giorni : gli unitari - notava il marchese Gino -non vi guadagneranno nulla perchè a Napoli re e popolo si accor­dano in questo: che vogliono essere napoletani e non estrema parte d'Italia .a Eppure, quando il Capponi diceva ciò, il Gioberti, porta­voce, allora, dei circoli ufficiali piemontesi, già da cinque giorni, ai Reggiani, trattando dell'avvenire d'Italia, aveva sostenuto la neces­sità dell'unione e non dell'unità, rilegandola fra le idee, non solo non accettabili, ma pericolose, per l'Italia, in quello speciale mo­mento .' Ma il nostro marchese non disarmava. Al Tommaseo che, aveva cercato, nei primi dell'aprile 1848, di persuadere perchè non avesse ostacolato la fusione del Veneto con il Piemonte, il 30 mag­gio 1848 parlando di ciò che avveniva nella penisola dopo la secessione di Roma e di Napoli scriveva : Gli unitari vi soffiano, gli unitari temo e non già i repubblicani perchè le due repubbliche non sareb­bero impossibili e l'unità si: gli unitari e Campoformio ecco le mie paure .* Questa ultima frase del Capponi era di non lieve impor­tanza perchè associando il Carignano al Bonaparte lo riteneva capace di tradire la patria per i propri interessi. Ed in un uomo come il nostro marchese ciò era grave, perchè doveva essere non già impres-
1 lift Barista Indipendente, 92, 25 agosto 1848.
9 CAPPONI, Lettere, op. cifc., IT, 240.
8 TOMMASEO O CAPPONI, Carteggio inedito, op. oifc., n, 675.
* TOMMASEO e CAPPONI, Carteggio inedito, op. cifc., U, 689, 690, 691.