Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; LIBERALI
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E, Passamonli
dovuta a debolezza e viltà. Che fosse doveroso scuotere l'apatia del granducato e persuadere gli ambienti politici fiorentini, che il Piemonte non poteva da solo sostenere il peso della guerra, nessuno poneva in dubbio; ed il Gioberti ed il Balbo nella stampa loro si erano adoperati a questo scopo, ma avevano saputo trovare le parole che, esprimendo il loro pensiero, non turbavano la serenità dei rapporti fra i due Stati italiani. Invece i radicali piemontesi, gli unitari esaltati, provando un disprezzo mal celato verso la politica dubbiosa della Toscana, non avevano fatto un mistero che sarebbe stato utile alla patria toglier di mezzo un governo fiacco ed inetto, organizzando con i sistemi piemontesi una regione ricca di prodotti naturali e di uomini. E nei fogli pubblici, che loro si inspiravano, avevano espresso le loro idee discutendo anche la possibilità di eliminare il principato dei Lorena. Si eran distinti in questa campagna il Corriere Mercantile ed il Pensiero Italiano, per citare gli organi più noti di questa parte dell'opinione pubblica piemontese e genovese, i cui capi prendevano le mosse non dal Balbo e dal Gioberti, bensì dal Ricci e dal Pareto, che non rappresentavano certo la tendenza più moderata -del gabinetto torinese.
I liberali toscani si erano sentiti profondamente offesi da un simile modo inurbano. Li aveva addolorati il vedersi compresi fra i molti e disconosciuti ; li aveva inacerbiti il sentirsi giudicare come persone che se non aderivano all'Austria parevano non assentire incrollabilmente all'indipendenza d'Italia. L'errore di questi nostri patrioti era nel confondere, con i più, alcuni individui i quali agivano in quel modo per loro privati interessi; e soprattutto l'attribuire al Re la responsabilità di questi maneggi. Vien fatto quindi di chiederci se i liberali del granducato avessero una ragione più sostanziale per combattere con tanta violenza il Piemonte ed il suo sovrano. Non era egli possibile che uomini savi e restii nel giudicare, come il Capponi, si fossero potuti muovere sì energicamente solo per alcuni articoli comparsi in giornali che non rispecchiavano i sentimenti degli ambienti governativi e per voci vaghe di unitarismo. Bisognava che vi fosse stato qualcosa di più concreto, che avesse dimostrato che il Piemonte ambiva in realtà ad ingrandire il proprio territorio a danno degli altri Stati italiani : e ciò fu l'errata politica del gabinetto Balbo nella questione della Lunigiana e della Gar-fagnana.
Non era un mistero che il granducato mirava fin dall'inizio della campagna lombarda alle valli della Magra e del Serchio, che costituivano la sua difesa migliore. Se nel dicembre del 1847 aveva dovuto piegare il capo, non vi aveva rinunziato in alcun modo, attendendo