Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LIBERALI
anno <1918>   pagina <536>
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JS. PussamonU
liberalismo toscano doveva vivamente soffrire il Gioberti e con lui, ohi, come il Balbo, aveva dato la parte migliore della propria esistenza per conseguire la libertà della patria. Dovevano soffrirne, non solo per gli insulti al Piemonte, ma specialmente perchè vedevano, cheilpatriot­tismo di molti uomini, che avevano dato motivo a sperar bene di loro, non fosse che un patriottismo superficiale, il quale, al primo urto di immediati interessi, era caduto, svelando una base ancor salda di mu­nicipalismo. *?
Corrispondevano le parole dell'Itola all'opinione del partito liberale toscano e alle idee dello stesso governo Ridolfi? Noi siamo proclivi ad affermarlo più che a negarlo: fra i molti ce ne dà prova quello che il Matteucci al Balbo, tra l'amichevole e la forma uffi­ciale, scriveva il 13 giugno 1848 : Ministri piemontesi, guardatevi dal credere al partito unitario a un certo modo : con questo si vogliono distruggere gli Stati deboli o piccoli che rimangono fuori del regno italico : distrutti ed uniti li vedrete presto sollevarsi per attirare a loro il regno italico. Sarebbe un precipizio. La tendenza, secondo me. la più giusta per l'Italia, è sempre quella di formare qui il regno forte, di lasciar sussistere gli altri Stati per riceverli poi, se, quando e coìtie potranno e sapranno .'
Data la gravità di queste parafe, data la posizione ufficiale del Matteucci, non si può porre in dubbio quale fosso l'opinione nutrita dalle sfere politiche granducali intorno alla politica piemontese. E vien fatto anche di supporre, elle le accuse comparse nell'Italia ed in altri periodici toscani contro il Piemonte dovessero rispecchiare in un certo senso il pensiero del governo Ridolfi se esso, in quei tempi tanto difficili, concedeva che fossero pubblicati articoli siffatti. Vogliamo però ammettere, che talvolta i pubblici fogli sorpassassero i limiti desi­derati dal gabinetto di Firenze, il quale, conscio della debolezza del granducato, voleva far la voce grossa per far sentire almeno di esi* stero e per fare intendere che non era disposto a lasciarsi impune­mente distruggere. Errore del ministero toscano era di non comprendere che, mentre dava corpo alle ombre, dopo la metà del maggio 1848, apriva una nuova vìia alle milizie nemiche nuovamente riorganizzate. Inutilmente la slampa piemontese tendeva la mano in segno di pace: pareva che coll'approssimarsi della rovina gli uomini diventassero più ciechi e più sordi. Il 24 giugno 1848 YliaUa giungeva ad asserire che l'egoismo municipale del Piemonte aveva rovinato la patria:*M-S1
1 Archivio Balbo, Gorrfopondensa del GOrfte C. Balbo - Lettera M.
2 II Italia, 104, H gltiguo 1848.