Rassegna storica del Risorgimento

CERACCHI GIUSEPPE ; GIACOBINI
anno <1958>   pagina <9>
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Ricerche storiche sul Giacobinismo italiano 9
Sin dall'inizio però qualcosa non dovette andare nei suoi rapporti con le autorità romane. Probabilmente rimase spiacevolmente colpito nel suo vigoroso repubblicanesimo dall'egoistica politica francese verso la neonata repubblica e dalla incapacità dei governanti romani di opporvicisi. I mille meschini egoismi ed affarismi, le mille piccole beghe personali della Roma repubblicana dovettero riempirlo di disinganno, di amarezza e di disgusto. Testimonianza inequivocabile di questo stato d'animo è la lettera da lui scritta a Paolo Greppi il 29 marzo '98:2)
La calma e la tranquillità regnano in tutta Roma, caro amico. Il governo libero esercita incatenato le sue l'unzioni; gli è rimasta la parola e l'ubbidienza. Mi hanno sussurrato che eguali domande a quelle della R. [epubblica] C. [isalpiua] sono state fatte alla R. [epubblica] R. [omana]. Sono stufo caro amico, di politicare. Vorrei andare in un luogo dove potessi in pace odiare gli uomini e morire.
Nel quadro di questo suo stato d'animo e, più genericamente, del suo temperamento meridionale, impetuoso e passionale, ma al tempo stesso prò-fondamente retto e coerente, vanno visti secondo noi i successivi mo­menti del suo comportamento a Roma; dal suo rifugiarsi, da una parte, nella passione amorosa per una delle dame più belle dell'aristocrazia filo-repubbli­cana, l'ex duchessa Cesarmi, al suo prendere decisamente posizione, dall'al­tra parte, contro la cattiva politica e le malversazioni del governo romano. Non siamo affatto del parere del Cautimori 2' che a Roma il Matera non abbia avuto rapporti con l'ambiente giacobino (il fatto che fu difeso da un generale moderato come il Gouvion de Saint Cyr non ha a questo pro­posito alcun valore, esso va visto nel quadro, ben più vasto, del conflitto tra potere civile e potere militare in atto in quel momento presso le armate). Alla luce del materiale raccolto sul suo soggiorno romano e sui successivi avvenimenti presso il Q. G-. del gen. Joubert e nella Repubblica Napoletana, crediamo invece tutto il contrario. L'atteggiamento del Matera ci sembra infatti tipicamente giacobino. A confermarci in questa convinzione sta, infine, ultima ma non certo per importanza la falsa notizia dei mémoires del Thiébault secondo la quale il miscrable Matera, cacciato da Roma, chan-geàt brusquement de ròle, passa dans le royaume de Naples, où il coni manda des bandes (e dove, qualche mese dopo, sarebbe stato catturato ed impic­cato dai Francesi).3) In essa infatti a nostro avviso è evidentissima la suggestione del caso Lahoz e il ricordo delle bande contadine giacobine in Piemonte. Ammesso ciò, non ci sembra assolutamente possibile escludere anche se la documentazione di cui disponiamo sino ad ora non ne fa cenno la possibilità di rapporti tra il Matera e gli altri giacobini romani. Il fatto che il Monitore di Roma, che in certi particolari momenti i giacobini romani riuscirono ad influenzare, abbia preso posizione contro il Matera non ci sem­bra provare nulla. In primo luogo è sintomatico che l'unico commento ap­parsovi 4* sia successivo all'ultima fase del caso Matera, quando cioè tutto era concluso; in secondo luogo bisogna considerare due fattori di primaria
1) la ritsalusione francete nel carteggio di un ouervatore italiano {Paolo Greppi), UT,
Milano, 1904, p, 307.
2} D. CANTOTOIII, Utopisti e riformatori italiani (1794-1847), Fironzo, 1943 pp. 128-29.
3) TiiréBATOr, op. eU II, pp. 227-28.
> Monitore di Roma, n. 44 (3 additerò VX-21 luglio 1798), p. 392.