Rassegna storica del Risorgimento
1917 ; SOCIALISMO
anno
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1958
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pagina
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93
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il socialismo torinese ed i fatti dell'agosto 1917 93
prefazione di estrema gravità poiché addossa ai giolittiani la colpa di aver scientemente fatto mancare il pane per poter rovesciare il governo Boselli, facendo leva sul sangue sparso nella rivolta degli operai e preparare, mediante un intermezzo Nitti o Orlando, l'avvento di Giolitti. *) Notiamo intanto come questa visione dei fatti, pur non togliendo il carattere di spontaneità alla ribellione degli operai, diminuisce alquanto il significato rivoluzionario che ad essa Gramsci stesso aveva inteso dare presentandola nella relazione del 1920, dal momento che il proletariato torinese sarebbe stato vittima di un tranello tesogli da un partito borghese. Ma vediamo su quali elementi Gramsci costruisce questa nuova interpretazione della mancanza del pane: elementi di fatto nessuno; egli dice bensì Io ho avuto la convinzione che la mancanza di pane non fu casuale, ma dovuta al sabotaggio della burocrazia giolittiana, e in parte all'inettitudine di Canepa, ma egli, che pure era presente in Torino in quel famoso agosto, a contatto coi maggiori dirigenti delle correnti socialiste, testimone oculare degli effetti della carenza delle farine, non ricorda alcun fatto concreto che possa giustificare la sua induzione. Si limita ad accusare Francesco Ciccotti, che più di una volta in Torino aveva parlato in termini violenti contro la guerra, di essere stato il principale agente di questo affare, poiché oltre che tenere conferenze agli operai egli aveva frequenti contatti con quelli della Stampa, e sulle colonne di questa aveva in precedenza pubblicato un articolo non firmato sostenendo la necessità di un blocco fra Giolitti e gli operai prima che tutta l'amministrazione dello Stato passasse nelle mani dei pugliesi di Salandra. I giolittiani poi, e questa sarebbe la seconda argomentazione di Gramsci a sostegno della sua tesi, erano talmente alterati dai fatti del maggio 1915 che erano capaci di tutto ed avevano perduto ogni controllo, come dimostrerebbero il processo di Portogruaro contro Frassati e l'affare del colonnello Gamba, oltre la loro paura di una dittatura militare CadornaAlbertini e la loro soddisfazione pel panico del Corriere della Sera dopo Caporetto. 2>
Come si vede le affermazioni di Gramsci, pur tenendo conto della sua difficoltà di documentarsi in carcere - vi è nei suoi scritti a proposito dei moti di Torino qualche errore di fatto , appaiono completamente gratuite, poiché fondate soltanto su di una sua convinzione personale; tuttavia conviene cercare di dimostrare che, se non esistono prove a sostegno di esse, vi sono al contrario elementi assai concreti che ne dimostrano l'infondatezza. Anzitutto quanto alla figura del Ciccotti si può dire che è ben vero che egli venne due volte a tenere conferenze di particolare violenza agli operai torinesi, ma è pure evidente che per eccitare la massa era più che sufficiente tutta Fattività dei rigidi nelle numerosissime riunioni che abbiamo visto
1) Dopo aver affermalo È certissimo che i fatti furono spontanei e dovati alia mancanza di pane prolungata, Gramsci si vuol spiegare questa deficienza di vettovaglie ed aggiungo: Io ho avuto la convinzione ohe la mancanza di pane non fu casuale, ma dovuta al sabotaggio della burocrazia giolittiann, e in porte all'inettitudine di Canepa, che né aveva la capacità per il suo ufficio, né era in grado di padroneggiare la burocrazia dipendente dal suo commissariato. I giolittiani erano di un fanatismo tedescofilo incredibile: ossi sapevano che Giolitti non poteva andare ancora al potere, ma volevano creare un anello intermedio, Nitti o Orlando, e rovesciare Boselli. Il meccanismo funzionò tardi quando Orlando ero già al potere, ma il fatto era stato preparato per far cadere il governo Boselli su una pozza dì sangue torinese (pp. 51-52).
2) JfoioVm, p. 52.