Rassegna storica del Risorgimento
1917 ; SOCIALISMO
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1958
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Alberto Monticone
succedersi dall'autunno 1916 all'estate 1917. La presenza del Ciccotti fra gli operai torinesi fu saltuaria, per nulla più frequente nei mesi precedenti i fatti e poco segnalata dalla stessa polizia, la quale per gli oratori e gli agitatori provenienti da altre città aveva evidentemente l'incarico di riferire dettagliatamente quanto i movimenti di questi individui potessero incidere nella generale agitazione dei socialisti italiani. Quanto alla questione del pane, che la burocrazia giolittiana avrebbe dolosamente fatto mancare, vi sono alcuni elementi di fatto incontrovertibili: 1) gli scali marittimi più vicini a Torino erano a metà agosto privi di grano, ma questa notizia non fu resa nota che dopo gli avvenimenti, nell'ottobre, dall'on. Canepa; se i gioii ttia-ni l'avessero conosciuta in tempo ed avessero voluto affamare Torino per provocare la rivolta, non avrebbero atteso che la crisi si prolungasse tanto e fosse largamente segnalata alle autorità, ma avrebbero cercato di precipitare le cose, per impedire rifornimenti da altre provincie meno colpite nella generale carenza di grano; 2) come si è già accennato risulta infondata, dopo opportuni accertamenti la notizia che due mulini, i più importanti della città, avessero sospeso il lavoro due giorni prima dei fatti; 3) la giolittiana Stampa alla pari degli altri giornali diede ben presto il segnale di allarme per la scarsezza del pane e delle farine e non mancò di ripetere le proprie esortazioni a provvedere; 4) le accuse di connivenza fra giolittiani e socialisti per un movimento antigovernativo sono formulate da altri, fra i quali dallo stesso figlio del presidente Boselli residente in Torino, con affermazioni esattamente opposte a quelle di Gramsci, dicendo cioè che il movimento era stato preparato dai socialisti coi giolittiani per un'epoca successiva, ottobre, e che la mancanza del pane, effettivamente verificatasi, fece precipitare le cose prima che fossero ben completati i piani.1) Ma allora vicn proprio fatto di domandarsi se da una parte il risentimento contro Ciccotti, in Gramsci, e l'avversione contro Giolitti negli altri, oltre che nel Gramsci stesso, non abbiano giocato un brutto tiro nel fare vedere ad ogni costo un piano preordinato dai giolittiani per affamare e quindi sollevare Torino; tanto più che lo stesso Gramsci in un'altra sua piccola nota sul '17 torinese rinviava, per conoscere le cause della crisi alimentare del luglioagosto, a due lavori del Bachi e del Ricci che ne documentavano proprio l'origine tecnica e non dolosa. 2) Sì aggiunga poi che né l'istruttoria processuale, compiuta con accuratezza e che equivale all'inchiesta che il Gramsci dice non esser stata fatta, né gli interventisti, i quali non avrebbero mancato di trarne tutto il vantaggio possìbile, poterono raccogliere i benché r"i"'tm elementi in favore della tesi di un preordinato accordo giolittiani-socialisti. Possediamo al contrario una precisa testimonianza del nuovo prefetto di Torino Taddei, nominato dopo i moti, in un suo rapporto dei primi di dicembre, nel quale egli dichiarava insussistenti le voci di contatti fra socialisti e giolittiani nell'agosto, e in particolare di un preteso colloquio fra I'aw. Scaletta ed il sen. Frassati due giorni prima dei tumulti; tali voci erano state trasmesse dall'ufficio del capo di S. M. della Marina insieme ad altre sul movimento socialista, di provenienza
1) ACS, Corte BoaelU, b. 4, fase. 58, ina. 18: Silvio Bottelli a Paolo Boselli, Torino, 29'agnato 1917.
2) Vedi A. GRAMSCI, Il HUorgimmio, Torino, Einaudi, 1949, p. 225.