Rassegna storica del Risorgimento
FERDINANDO I RE DELLE DUE SICILIE
anno
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1958
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pagina
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97
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RASSEGNE, DISCUSSIONI E VARIETÀ
UN CIFRARIO DI FERDINANDO IV DI BORBONE
(DA UN ARCHIVIO PRIVATO)
Nel lavoro quotidiano di spoglio di vecchie carte dell'archivio Scaletta su argomenti politici, familiari, militari, atti notarili, cause, affari di animi* lustrazione del patrimonio, tutte per lo più della prima metà del XTX secolo, mi venne in mano un foglietto che destò la mia attenzione. Vi si trattava di Beta, ma in modo tanto oscuro da apparire enigmatico. Il duca Francesco Milano di S. Paolo copiava un appunto, che firmava col suo nome Milano, di un tale Raffaele Carrano che da Polistina (cioè Polistena) offriva seta ordinatagli, e lo trasmetteva al Mercante Elia non trascurando di copiare anche la risposta che egli stesso, Milano, aveva già dato al Carrano a nome del Mercante. La data, incompleta, era: 30 p. p. 9bre . A questo col tempo se ne aggiunsero altri, sempre al medesimo modo compilati; in uno il Carrano si lamentava del mancato invio di denari da parte del Mercante Elia proponendo che, se non voleva più la seta, acquistasse olio. Paziente il duca Francesco Milano copiava e inoltrava; e c'è da supporre che con relativa puntualità i foglietti giungessero sul tavolo del principe della Scaletta, Don Antonio Ruffo, tenente generale, governatore della Piazza di Messina, poiché a lui erano appartenute tutte quelle carte da doversi dividere e schedare. Su quel medesimo tavolo si posavano pure altri fogli, privi di data di luogo di provenienza e di firma, con chiara scrittura su buona carta, con ordini di risposte da dare alle offerte di seta e olio; colui che scriveva, o faceva scrivere, discuteva, precisava e in un foglio asseriva: la casa con chi avete contrattato è solvibile ; in un altro s'interessava anche di una offerta di fichi secchi.
L'attenzione posta fin dal primo momento nel foglietto trovato, mutata poi in vivo interesse via via che dalla cernita di tutte quelle carte venivano fuori i fogli delle due provenienze, cioè gli anonimi su buona carta e quelli che firmava il Milano (personaggio noto dell'esercito borbonico che intorno al 1815 comandò un battaglione di soldati calabresi sbandati) è perfettamente ragionevole. I veri amministratori anche trattavano di seta e di olio, erano persone bene identificate, nomi conosciuti e archiviati, che scrivevano da varie località della Sicilia e della Calabria, informavano il loro signore, il principe della Scaletta, della coltivazione dei gelsi e del conscguente allevamento dei bachi che si faceva nelle sue terre; mentre quelli che erano in Calabria lo aggiornavano dei raccolti delle olive; corrispondenza datata firmata chiara e semplice, dal tono riguardoso verso il signore proprietario. Invece nei foglietti c'è un'ansia, un sollecitare risposte, un trattare di cifre, un dare consigli che non ha riscontro nella corrispondenza d'affari. Ad aumentare l'intrico, la calligrafia e la carta di colui che dà ordini, calligrafia nota che si ritrova nella corrispondenza del più alto personaggio dell'ambiente, tanto alto che si teme di assicurare la sua identità.