Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO) ; CATALOGHI
anno
<
1958
>
pagina
<
130
>
130
Libri e periodici
Convien cosi giungere sino al 1870 all'incirca perchè la storiografia si stacchi nettamente e definitivamente da quella illuministica e da quella propriamente romantica e assuma una maggiore intelligenza delle nostre vicende e nna più vasta comprensione, poiché sino allora alcune zone erano rimaste in ombra o i motivi sociali non erano stati sufficientemente svolti. Il miglior frutto del tempo è rappresentato, a detta dell'A., dalla Storia della letteratura italiana del De Sanctis, nella quale, ad onta di un certo schematismo, che può, talvolta, ingenerare equivoci, balza evidente l'enorme progresso sulla critica classicista ferma ai criteri formali di valutazione. E a lui e al coetaneo Bertrando Spaventa, che collegava il pensiero italiano del Rinascimento al pensiero europeo, il Bulferetti dà il giusto merito di aver intravisto l'importanza, senza venir meno ai loro prìncipi dell'idealismo, del moto che si avanzava sotto l'influenza della Francia e dell'Inghilterra e che rispondeva alle nuove esigenze e al dispiegarsi anche, tra noi, della nuova economia agricola-industriale. Il positivismo, prevalso in Italia tra il 1870 e il 1892, o poco oltre, segna infatti, con il disfacimento del romanticismo, l'inizio di un periodo di ricerca e di fermentazione. Si allargarono anche gli interessi della storia, non più: volta all'idea-mito di nazione, di libertà, di indipendenza, ma alla critica di esse e alla considerazione delle lotte sociali con l'intento di vedere più a fondo quel che fosse concretamente la nazione nelle sue componenti storiche e come agissero le classi che la costituiscono. Il metodo filologico, specie con le sue esasperazioni, contribuì forse a far perdere alquanto di vista l'elemento logo , che è senza dubbio indispensabile per l'opera storica; ma non è punto vero che abbia sol dato per risultato mera erudizione (dice assai assennatamente l'À.) e abbia abituato a straniarsi dai grandi problemi. E in effetti, applicato a mano a mano a tutto il sapere, contribuì, tra l'altro, a infondere a tutto lo spirito italiano, perdutosi nelle stramberie dialettiche, un alito nuovo di fecondo realismo. Siamo ben lieti che il Bulferetti abbia coraggiosamente rivendicato le benemerenze indiscusse del positivismo, pur con le sue innegabili ombre, di fronte alle tuttora persistenti e (siamo sinceri!) poco intelligenti derisioni.
Belle, e forse le migliori di tutto il volume, le molte pagine dedicate alla revisione, in Italia, alla dialettica un po' troppo formale del positivismo per opera del Labriola e alla sua costruzione di una filosofia della praxis che riconducesse il pensiero marxista alle origini hegeliane, sia pure rovesciate; al forte influsso da Ini esercitato sul Croce (che per altro solo tardi comprese il valore del concetto marxista dell'economia); e all'elaborazione della filosofia crociana, svoltasi contein* poraneamente alla demolizione del positivismo per virtù di altre molteplici correnti e di tendenze decadentistiche o individualistiche della stessa borghesia. E ricche di dati, di riferimenti, di precisi giudizi son pure quelle che illustrano il profondo rinnovamento della cultura nostra operato dal Croce ed esteso a tutti i settori della coscienza storicista: cosi alla storia della filosofia greca, alla storia del diritto, alla storia del cristianesimo, agli studi risorgimentali, agli studi di storia diplomatica, alla storia sociale in relazione, soprattutto nel secondo dopo guerra, ai problemi ingigantiti dalla miseria;, alle storie della letteratura italiana e delle letterature comparato e straniere e cosi via. Ma vorremmo richiamar l'attenzione de* lettori particolarmente sull'indirizzo economico'ginridico che ebbe larghissimo sviluppo e influenzò pure, e vigorosamente, gli studi propriamente storico-politici. AI prò* posilo l'A., che su tale argomento dà prova di spedalo competenza, acutamente avverte che per altro tale tendenza ai lece dapprima sentire più che come frutto del materialismo storico (così, ad esempio, per la storia medievale), come espressione di uno stato di transizione da un generico positivismo ad un altrettanto generico idealismo. E piace qui ricordare, nell'occasione, l'onesta rivalutazione che la l'A. dell'operosità del Volpe, e soprattutto del suo Medioevo , fervido e compatto, in contrapposto alla definizione che ne dette, un po' alla leggera, il Croco di lavoro incompiuto, unilaterale, astrailo dalla realtà. E assai notevoli sono