Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO) ; CATALOGHI
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1958
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133
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Libri e periodici 133
GIUSEPPE GIUSTI, Epistolario, a cara di QUWTO SANTOLI, voi. V: Lettere aggiunte in parte inedite e prospetto cronologi co* Firenze, Le Mounier, 1956, in 8, pp. JX-355. L. 1200.
È uscito, a cura di Quinto Santoli, un altro volume dell'epistolario di Giuseppe Giusti, che si è venuto ad aggiungere ai quattro precedenti raccolti da Ferdinando Martini. Il Santoli, partito dall'idea di pubblicare le lettere inviate ad Eugenia Caselli e messe a sua disposizione dal conte Carlo Gamba in occasione della Mostra giustiana di Pistoia del 1950, si è poi accinto, su consiglio di Pietro Panerà, ad un lavoro più completo, aggiungendovi anche quelle rimaste inedite o stampate isolatamente in libri, riviste, opuscoli o giornali dopo il 1932, ossia dopo la seconda edizione del Martini, che egli quindi utilmente integra. Ha creduto anche opportuno dare un prospetto cronologico generale che permetta di orientarsi con {acuità in mezzo a tutto il materiale raccolto, sia in questo sia nei precedenti volumi, e che consenta nello stesso tempo di seguire momento per momento la vita del Giusti.
L'epistolario si arricchisce così di molte lettere, delle quali il gruppo più folto, finora quasi completamente inedito, è costituito da quelle inviate ad una cara amica Eugenia Caselli e allo zio Carlo Bastianelli. Particolarmente interessanti, fra questo ultime, alcune degli anni giovanili del Giusti. Allo zio Carlo, quasi suo coetaneo, il poeta toscano parla di tutte le proprie faccende e perciò in mezzo alle note lamentele sul padre ed alla narrazione delle avventure amorose con la bella Cecilia. Piacentini, troviamo riferimenti alle sue letture, che, pur non rivelandoci niente di sostanzialmente nuovo sulla sua formazione culturale e politica, possono essere significative proprio in quanto rappresentano una conferma alla valutazione data già da molti studiosi sulla personalità dello scrittore. Senza ripetere cose note sul suo carattere incerto ed irresoluto o sulla sua aridità di sentimento, che si manifestano anche qui chiaramente, è sufficiente notare come risaltino i limiti dei suoi interessi e la superficialità con cui egli è portato ad esprimere opinioni o ad emettere giudizi. È, ad esempio, indicativo quanto scrive circa il Sismondi che cono* scerà poi personalmente a Poscia nel 1836 : comunica al Bastianelli (lettera del gennaio 1833) di averne acquistato le opere, ma, mentre esalta il ginevrino come uomo (e nelle sue parole si sente l'eco dell'ammirazione che per lo storico elvetico nutriva l'ambiente colto toscano, dal Vieiisseux al Capponi), non vi è in tutto l'epistolario nemmeno un accenno che possa far pensare che egli abbia meditato o tanto meno assorbito qualcuna delle sue idee. Narrando (in una lettera pubblicata dal Martini, voi. I, n. 30) l'incontro con Io scrittore svizzero, il Giusti si dilunga a parlare di questioni secondarie, ma non fa commento alcuno su quello che, a suo stesso dire, è stato l'argomento principale della conversazione, cioè la storia . L'ambiente in cui vive, gli amici che frequenta, esercitano certamente un influsso sa di lui tale da indurlo ad acquistare gli otto volumi delle opere del Sismondi, pur non avendo interessi storici, economici e religiosi ma è un influsso che non penetra fino in fondo e non si tramuta in un arricchimento personale.
I! nucleo centrale di questa pubblicazione è costituito dalle lettere inviate dal Giusti alla contessa Eugenia Caselli dal 1846 al 1850, cioè fino a pochi giorni prima della morte. Fra le notizie sulla propria salute malferma, racconti di fatti minuti e alle volte anche di pettegolezzi di provincia, egli inserisce riferimenti agli avvenimenti politici, da cui risaltano atteggiamenti e stati d'animo del periodo più interessante della tua vita: le speranze e gli entusiasmi del *48, uniti ad un certo pessimismo per le cose interne di Toscana; i suoi sentimenti moderati, che lo portano d auspicare pacifiche riforme e a condannare le rivoluzioni violento ; l'indignazione per i fatti di Livorno o la conseguente sfiducia elio lo assale per la debolezza di cui dà prova il governo; giudizi su uomini e cose, come quelli pieni di simpatia